BACK TO THE BLUES

Salvatore Amara & The Easy Blues Band

Se c’e’ una regione in Italia che ricorda come paesaggio il Texas, allora questa e` proprio la Sardegna: distese aride si affiancano a zone altrettanto verdi, luoghi dove la natura e` ancora incontaminata e la gente si identifica con le proprie radici e tradizioni. Forse non casualmente negli ultimi anni e` proprio dalla Sardegna che vengono fuori musicisti Blues di tutto rispetto: finora conoscevo il talentuoso Francesco Piu e la ruspante Blu:ztep. Adesso dovremo aggiungere a questa lista anche Salvatore Amara (chitarra e voce) e la sua Easy Blues Band composta da Mauro Amara (tastier e chitarra), Paolo Demontis armonica), Roberto Loi (basso) e Paolo Flore (batteria). Corrado Costa (tastiere) e Antonello Raccis (percussioni) si uniscono alla band in alcuni brani.
Da pochi mesi e` uscito il loro nuovo album auto-prodotto Back to the Blues e sin dai primi ascolti non puo` sfuggire la passione e la bravura di questi musicisti. Il sound e` molto texano, aggressivo ed energetico, che passa dal piu` classico rock and roll (I’ve got my boots) al boogie innarestabile del brano che da il titolo all’intero cd, Back to the Blues.


La band e la chitarra di Salvatore Amara sono sulla stessa onda e si fondono con intensita` e ritmo. Tutti i brani sono in inglese e di composizione propria, musica e parole di Salvatore Amara. Vorrei sottolineare l’autoproduzione a testimonianza che si puo` fare un ottimo prodotto musicale anche senza grossi investimenti, un esempio per le giovani band che troppo spesso sono in cerca di produttori ed etichette invece di concentrarsi sulla propria musica.


Tornando a questo Back to the Blues, sono presenti tracce del grande Jimi Hendrix nel brano Funk-Up, bellissime atmosfere rurali in Dead or Alive dove Mr Amara si esibisce con l’inconfondibile Dobro accompagnato dall’armonica di Paolo Demontis per sfociare poi in un Blues chicagoniano nel finale di grande impatto insieme a tutta la band.
Insomma, un gran bel cd che trasmette tanta energia e forza per chi, come il sottoscritto, adora la passione senza mezze misure del Texas Blues e dei suoi protagonisti.

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HANDMADE MUSIC

Lance Lopez

Ci sono alcuni giorni che ti alzi e hai bisogno di una scossa di energia pura che dia subito una direzione positiva alla giornata. Allora ti avvicini allo stereo e scegli il cd piu` adatto….bene… in questi casi bisogna andare diritti a questo lavoro del chitarrista texano Lance Lopez, un chitarrista giovane, ma con tanta esperienza alle spalle: dopo aver suonato nelle band di Johnnie Taylor, Lucky Peterson e Buddy Miles, da una decina di anni ha messo su` la sua band e porta in giro il piu` classico Rock-Blues di stampo suddista.
Handmade Music e` una vera dose di adrenalina con la chitarra di Lance Lopez che ti aggredisce fin dalle prime tracce Come Back Home e Hard Time. La band e` composta dal bassista Chris Gipson, Jimmy Dereta alla batteria e Eric Scortia all’Hammond. La produzione e` di Jim Gaines per l’etichetta tedesca MIG-Music.
Per molti versi il genere e lo stile ricordano il grande Popa Chubby sia per l’energia del sound, sia per il grande lavoro della chitarra solista. Lance Lopez non si perde in lunghissimi assoli, ma cura molto l’insieme della sua musica anche da un punto di vista ritmico, anche se ovviamente lo strumento principale rimane la sua cattivissima sei corde e una voce molto Southern.
Non mancano dei brani piu` melodici come Dream Away, per poi ripartire con il rock and roll di Get Out and Walk e lo shuffle di Your Love. Bellissimo e` anche il brano Letters che ricorda nelle melodie la storica Why does love got to be so sad dei Derek and the Dominos.
In conclusione, un ottimo lavoro che ribadisce per l’ennesima volta che il Rock&Roll continua a produrre grandi musicisti con tanto sangue, sudore e lacrime. Vi consigliamo l’ascolto del cd nel suo myspace (http://www.myspace.com/lancelopez) con la speranza di poter assistere ai suoi concerti nella prossima estate in qualche Festival europeo…..DON’T MESS WITH TEXAS!

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SO GOOD

Robi Zonca

Con questo suo quarto lavoro Robi Zonca ha dimostrato come si puo` essere originali con la semplicita`, o forse e` meglio dire che e` proprio la semplicita` un segno di originalita`. L' album gira attorno alla black music, partendo dal Blues per poi allargarsi al Funky, al Soul e persino al Jazz con la presenza di un suggestivo solo di tromba di Fabrizio Bosso nella traccia Feel Like Dancing Reprise. La semplicita` e` l'elemento base che sta dietro a So Good, sia negli arrangiamenti dei propri brani, a cominciare proprio dalla traccia che da` il nome all'intero lavoro, sia nelle scelta delle due cover, Give Strenght di Eric Clapton e Don't let the Sun Catch You Crying di Ray Charles. I brani sono tutti composti da Robi Zonca eccetto Feel Like Dancing e The New Black Man composti in collaborazione con Antonello Jantoman Aguzzi e appunto le due cover appena sopra citate. In tutto l'album emerge chiaramente la cura per le melodie, cosi da creare un gran bel feeling e dare a ogni brano una sua identita` ben precisa, bellissimo il duetto con Sabrina Kabua in Save My Soul.

Il virtuosismo strumentale e` praticamente ignorato lasciando spazio al sound della band e questo aiuta ulteriormente a dare armonia nel suo insieme all'intero lavoro che merita i riscontri di pubblico che Robi Zonca ha registrato finora sia in Italia, sia in UK e nel circuito di alcune radio americane.

Un lavoro di tutto rispetto che regge il confronto con molti lavori d'oltreoceano, a conferma che la musica in generale e il Blues in particolare non e` una questione geografica, ma di feeling: non si esprime del buon Blues solamente perche` si e` cresciuti in Texas o in Mississipi, bensi` perche` si ha dentro qualcosa e questo qualcosa si coltiva nel modo giusto....con passione e onesta`.

So Good e` stato prodotto dallo stesso Robi Zonca e Paolo Filippi per l'etichetta Tube Jam Records.

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LIVE FOR THE WORKING CLASS
DANIELE TENCA
 

Dopo un tour “trionfale”, iniziato nel Gennaio del 2010, che l’ha portato e lo sta portando tuttora a calcare i più prestigiosi palchi di Blues italiani (la precisazione è d’obbligo, dato che in Italia i palchi che accolgono il Blues non sono poi così numerosi, figurarsi poi quelli prestigiosi….) una mini Tournè negli States, organizzata in occasione del “International Blues Challenge” di Memphis, che ha visto Daniele Tenca e la sua “Working Class Band”, come unici rappresentanti dell’Italia per l’edizione 2011, ecco uscire l’album che mostra i frutti della splendida idea “Blues for the Working Class” (Ultratempo/2010) e che ne riassume tutta l’esperienza live: “Live for the Working Class” (Route 61 Music/2011) appunto, registrato dopo circa un anno di esibizioni, il 2 dicembre 2010 all’Amigdala Theatre di Trezzo sull’Adda, locale che è ormai un punto di riferimento per le nuove leve del Blues nostrano, infatti, prima di Tenca ha registrato dal vivo anche il Trio di Francesco Piu.
Il CD presenta una scaletta collaudata e di qualità che pesca ampiamente dalle tracce in studio, rivitalizzate dall’affiatamento di una band d’alto livello come la “Working Class” (Pablo Leoni, Luca Tonani, Cristiano Arcioni, Leo Ghiringhelli, Heggy Vezzano) e dall’energia live, con momenti emotivamente intensi, che esaltano l’idea che Tenca ha di questo progetto, racchiusi in brani come “49 people”, l’alienante “He’s working”, il pezzo solo chitarra e voce “Spare parts” o la struggente “Flower at the gates”, un brano ispirato al “martirio” della Thyssen che rappresenta forse il momento più alto dell’album. Il tutto è impreziosito, inoltre, con re-interpretazioni azzeccate del Boss, il nume di Tenca, come “Johnny 99”, “Factory”, la giocosa “Red Headed Woman” ed un brano, “Breach in the Levee”, tratto dall’ultimo splendido album di A.J Forest “Real Stories” (SlangRecods/2007) che è anche l’occasione per Daniele di restituire la “Benedizione” che questo grande personaggio gli ha concesso partecipando alle registrazioni in studio e “donandogli” la sua band al completo.
Il risultato è quello di un disco che, per la sintonia e la precisione espressa dai musicisti e per le soluzioni trovate in alcune intro o finali, potrebbe far dimenticare che è una registrazione di un Live; solo le parole, poche, inserite per un paio di ringraziamenti e per presentare la band, e gli applausi del pubblico, che fanno capolino tra i brani, vi riporteranno alla realtà, una realtà che dovreste già conoscere se avete assistito a qualcuna delle loro esibizioni.
Il finale, del concerto e del CD, è affidato ad un traditional che narra il mito di “John Henry” l’eroe della classe operaia, simbolo della guerra tra Uomo e macchina, ma è anche il simbolo di come i problemi dei lavoratori, della “Working Class”, ben raccontati nei testi dei brani in studio e Live, siano presenti da sempre; o per lo meno da quando esiste il Lavoro ed i “Padroni”.
Concludendo, se siete tra quelli che ancora non conoscono Daniele Tenca e soprattutto non conoscete il progetto “Working Class”, un progetto per teste pensanti e amanti della buona musica,…..Bhe, quale occasione migliore di questo CD! Lo trovate nei migliori negozi di dischi e su piattaforma digitale (iTunes) oltre che naturalmente ai concerti di “Daniele Tenca & The Working Class Band” (l’occasione migliore in assoluto anche per apprezzare i pezzi!!); Non mi credete??? Ascoltatevi l’anteprima sul sito: http://www.danieletenca.com.


Anche le date dei prossimi concerti le trovate sul sito.

(articolo di BeZ)

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COMMITTED

Johnnie Selfish & the Worried Men Band

Cominciamo a dire che Johnnie Selfish & the Worried Men Band è quello che possiamo definire un gruppo che, nonostante la giovane età, nasce infatti ufficialmente nel 2007, può essere considerato come “affermato” nella scena folk-blues nazionale, il che significa ovviamente sconosciuto ai più. Hanno, infatti, un’intensa attività live estesa sull'intero stivale, hanno partecipato, nel 2009, al Rock Contest di Controradio (Firenze) piazzandosi fra le prime 6 band, su oltre 600 provenienti da tutta l'Italia. Dall'inizio del 2010, inoltre, JS&WMB entrano ufficialmente nel panorama blues mondiale prima,con la partecipazione al Samedan Blues Festival (Samedan, CH), e consacrandosi poi definitivamente con un tour in Giappone nel mese di giugno ed in Australia nell’estate del 2011.


Torniamo però al 2010 anno di publicazione di “COMMITTED”, il secondo album di JS&WMB prodotto con la collaborazione de ItalianBluesRiver, il primo totalmente autoprodotto Jungle Rules è del 2008. “COMMITTED”, è uno di quei dischi che non ti aspetti: ascolti la band dal vivo e rimani colpito dall’energia quasi punk di Johnny Sefish e dall’ispirazione e dal look da “artisti di strada” della band; compri il CD, convinto di ritrovare queste caratteristiche, ed invece ti ritrovi ad ascoltare un disco raffinato impreziosito da collaborazioni di grande prestigio del panorama Blues, roots “stradaiolo” nostrano come Mauro Ferrarese (forse uno dei più rappresentativi del genere), Max DeBernardi e la splendida voce di Veronica Sbergia, se poi aggiungete che quasi tutti i pezzi sono autografati dai componenti della band e delle re-interpretazioni di lusso (splendida la versione “About a girl” dei Nirvana), ci sono tutte gli ingredienti per gustare un buon disco.
Un disco ben suonato quindi, in cui viene messa in risalto l’anima acustica della band, rappresentata in particolar modo dalla chitarra di Bistrattin; un anima non integralista però, che concede delle deroghe per il basso di Alessandro Spanò, qualche assolo elettrico e la bella armonica di Trentin.


Una scelta che ritrae anche un po’ il modo di presentarsi della band dal vivo, in cui prevale però, come accennato, l’aspetto energico e stradaiolo e dove si aggiungono con più frequenza gli inserti elettrici della chitarra suonata da Trentin.
Tornando a “Committed” nelle 12 tracce ,più una ghost track, appaiono forti i punti di riferimento della band, costituiti dai pionieri folk-country più ribelli come Johnny Cash, Woodie Guthrie, Hank Williams riletti in chiave moderna secondo la lezione di gruppi come i Social Distorsion, con testi non scontati che parlano di rivoluzione, Amore, lavoro e che profumano (o puzzano a seconda dei gusti) di proletariato, voglia di campagna ed anche un po’ di Marijuana, il tutto condito da cori efficaci ed una buona dose d’ironia.


L’album si presenta con un Digipack sobrio come la musica che contiene, i testi sono stampati sul retro di un poster/gigantografia del gruppo che fa molto Boy Band USA; le registrazioni ed il mixaggio sono quasi artigianali in quanto opera dell’onnipresente Trentin, ma comunque di ottimo livello. Che altro dire…io ve li consiglio entrambe, sia nella versione energica e spettinata del Live che quella più riflessiva da studio.
Se vi ho incuriosito potete anche ascoltare la registrazione di una bella intervista condotta dal grande Ezio Guaitamacchia lifegateRadio nell’ambito del suo programma “Rock Files” del 06/04/2011 oppure assaggiare qualche loro pezzo sul sito www.myspace.com/johnnieselfish.

(articolo di BeZ)

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D.O.C.

THE RED WINE SERENADERS

Registrato nel gennaio 2011, pubblicato per la indie Totally Unnecessary Records e distribuito dalla Audioglobe, l’ultimo lavoro di Veronica & RWS, si sviluppa su 13 brani presi dalla tradizione acustica folk blues nord americana. Si parte ad alti ritmi con On The Road Again, dal repertorio della Memphis Jug Band con un Marcus Tondo scatenato alla bluesharp, sulle orme del mitico Will Shade, poi Did You Mean e Just As Well Let Her Go di Casey Weldon, anche lui della MJB, qui in versione swing, poi Out On Western Plain da Leadbelly, che i nostri ci regalano in una originale versione country & western, a seguire la bellissima Lotus Blossom, mid tempo jazzato con la voce sensuale di Veronica contrappuntata dalla chitarra dobro, Samson & Dalilah, brano gospel caratterizzato dagli ottimi impasti vocali e poi LInin Track, railroad song di Leadbelly, che i RWS ci offrono in una versione emozionante. Un bel disco (consentitemi di usare questo termine ormai desueto….), un tuffo nel passato interpretato e suonato con freschezza e modernità: Le notevoli capacità tecniche dei musicisti impegnati hanno avuto modo di liberarsi senza cadere mai nel virtuosismo fine a se stesso e la voce di Veronica (anche se nel cd a livello vocale c’è il contributo di tutti) sa reinterpretare le grandi female vocals del blues anni 20/30 tipo Bessie Smith o Lucille Bogan, con grande intensità e feeling. Da ascoltare con il dovuto amore per i suoni semplici e sinceri…

(di Guido Sfondrini)

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BLUES IN TEATRO

Treves Blues Band

 

Questo nuovo lavoro della Treves Blues Band “Blues in Teatro” vuole catturare lo spirito dello spettacolo che la band ha presentato lo scorso inverno nei teatri italiani: un progetto che rappresenta non soltanto il punto di arrivo di un tenace Fabio Treves che per oltre 30 anni di carriera ha creduto nel Blues, ma al tempo stesso anche un nuovo punto di partenza per una band che non finisce mai di sorprendere i propri fan con spettacoli sempre coinvolgenti e di grande qualita`. Anche questa volta la Treves Blues Band ha sorpreso il proprio pubblico presentando un repertorio realtivamente nuovo: una scaletta che valorizza maggiormente quei bluesmen che pur non avendo usuifrito del grande successo internazionale, vanno considerati senza dubbio fra coloro che hanno segnato la strada alle generazioni successive, vedi Blind Willie Johnson (Nobody’s Fault but Mine), Sonny Terry & Brownie McGhee (Muddy Water, Just About Crazy, Sporting Life), Willie McTell (Statesboro Blues), Sonny Boy Williamson (Whiskey Headed Woman) e molti altri.


Questi Blues leggendari vengono riarrangiati dalla TBB con originalita` e grande maestria di esecuzione, non tralasciando pero` l’impatto emotivo che emerge soprattutto nelle versioni a cappella di antichissimi traditionals come Delia’s Gone e Will The Circle be Unbroken. Da segnalare anche tre brani firmati da Gariazzo/Treves, Good Job, Talk to The Doctor e Heaven in Hell.

Insomma, tanto entusiasmo e passione per Fabio Treves & Co., i quali con questo lavoro hanno, con coraggio, alzato ulteriormente l’asticella del livello qualitativo del Blues nostrano, senza dimenticare che portare il Blues nei teatri non e` certo la cosa piu` semplice di questo mondo, soprattutto in Italia, e se viene portato a compimento un progetto del genere, vuole dire che dietro c’e’ tanto sangue, sudore e lacrime.

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AMENO GOT THE BLUES

AMENO GOT THE BLUES

di Guido Sfondrini

Il festival blues di Ameno, che si tiene ormai da ben 7 anni ogni estate nel periodo giugno/luglio, è uno dei blues festival nostrani che ho seguito con più attenzione, vuoi perché da Milano ci si arriva in tempi abbastanza brevi, vuoi perché la zona dove si svolge (quella del Lago d’Orta in provincia di Novara) è particolarmente piacevole e vuoi anche perché l’ organizzazione del festival offre sempre la possibilità di gustare ottime specialità gastronomiche tipiche e buoni vini, “last but not least” la proposta musicale è sempre di alta qualità, con un indovinato mix di piccoli e grandi nomi del blues internazionale e proposte vecchie e nuove del panorama blues/rock made in Italy. A coronare i 7 anni di attività, nel 2011 è stato realizzato un doppio cd live, che riassume questo lungo periodo di brillanti blues nights estive, con una scelta mirata di brani particolarmente significativi. Prodotto da Roberto Neri (organizzatore e deus ex machina del festival) e da Giancarlo Schinina e venduto ad un prezzo “politico”, il cd offre performance di valore assoluto, elettriche e acustiche, tra i protagonisti: Washboard Chaz con Andy J. Forest e Roberto Luti, Mauro Ferrarese e Max De Bernardi, gli americani Delta Moon, Rudy Rotta, il blues rocker Joe Pitt, la cantante di Oklahoma City Kelly Rucker, la Gnola Blues Band, il trio acustico anglo/austro/italiano Templeton/Crivellaro/Wressing, i friulani WIND, il bluesman della North Carolina Malcom Holcomb e molti altri, per un totale di 25 brani. Il cd si ascolta tutto d’un fiato, ci sono performances davvero notevoli, come quelle dei Delta Moon e del trio Washboard Chaz, Andy J.Forest e Roberto Luti o lo scatenato boogie proposto dalla Gnola BB, ma il livello della musica proposta è alto per tutta la durata della compilation, la qualità delle registrazioni è ottima, un doppio cd da avere in qualsiasi raccolta blues . Un bel lavoro, che celebra nel modo giusto un festival come quello di Ameno, organizzato con sacrifici, competenza, passione e amore per la musica roots americana, in tutte le sue sfaccettature.

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La Via del Blues

Another Way

La Via del Blues


Scrivere della Via del Blues è per me un piacere…Raccontare brevemente la storia di questi due innamorati del blues che ad oltre 40 anni dall’inizio di questo innamoramento, portano a compimento la registrazione del loro terzo cd ufficiale, in un paese come l’Italia, dove la musica blues è stata sempre emarginata dai media e dove vivere di questa passione è certamente molto difficile, è senz’altro un vero, grande piacere !!! Gino Giangregorio (chitarre e voce) e Dino Panza (armonica e voce), nel lontano 1969 vengono a contatto con i suoni del blues e tra i primi nel Sud Italia (sono di Bari) formano una blues band, tra molte difficoltà e con pochi mezzi, economici e tecnici. Comunque certamente vanno annoverati tra i pionieri del blues italiano (in compagnia dei vari Treves, Toffoletti, Ciotti, Rotta, Ragghianti, Cornelius ecc….). Il loro blues sound, almeno all’inizio, fu fortemente influenzato dall’ascolto dei dischi degli Hot Tuna e venne indirizzato verso il blues acustico. Nei decenni successivi, la loro avventura musicale è proseguita e si è consolidata, con gli innumerevoli marks della loro formazione, una intensa attività live e con svariati lavori discografici autoprodotti, attraversando un po’ tutte le sfaccettature della musica roots americana: folk, country, blues e rock n’ roll, con un occhio anche alle tradizioni musicali della propria terra, di cui la Puglia è particolarmente ricca e sempre con un intenzione primaria: quella di divertirsi suonando. Oggi nel 2010, (la registrazione del cd è del 2009), danno alle stampe: Another Way, un lavoro decisamente molto professionale e la cui track listing è formata esclusivamente da brani di loro composizione. Suonato con la collaborazione del vocalist Gaetano Quarta, del batterista Massimiliano Guidotti e del bassista Antonio Fiengo, il cd si divide tra il mai sopito amore per il blues classico e interessanti aperture rock, che lo rendono particolarmente attuale, con un certo southern groove, dove su ritmiche rotolanti che sanno di Bayou della Louisiana si innestano il lavoro della chitarra slide di Giangregorio e delle blues harp di Panza, alcune loro songs mi hanno fatto venire in mente certe cose di Tony Joe White. Brani come Cuttin Me down, So Deep So Wide e Walk On The Track ne sono un classico esempio. Un lavoro interessante e piacevole e un contributo ulteriore alla causa del blues made in Italy che vale la pena senz’altro di ascoltare. Per contattare La Via del Blues: info@viadelblues.it

(di Guido Sfondrini)

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Maurizio “gnola” Glielmo e Jimmy Ragazzon

Blues, Ballads and Songs

Maurizio “gnola” Glielmo e Jimmy Ragazzon

Immaginate un cantastorie-armonicista ed un virtuoso chitarrista “bluesman”, oltre che apprezzatissimo session man (ultima e prestigiosa in ordine cronologico la partecipazione nel tour di Van de Sfroos), entrambe di grande esperienza ed affermata carriera alle spalle, che si uniscono per creare un album con rivisitazioni di pezzi estrapolati direttamente dal repertorio dei grandi classici folk, rock, Blues e Traditional, aggiungendo al tutto alcuni brani inediti di loro composizione; fossimo negli States, con personaggi del calibro di Bob Dylan ed Eric Clapton (tanto per citarne due “qualunque”) probabilmente la cosa riempirebbe pagine e pagine di riviste, specializzate e non, ne ascolteremmo i pezzi su tutte le radio e TV…ora trasportate il tutto in Italia, nella scena Blues italiana, e vi dovrete accontentare delle pagine di un appassionato del genere e di poco altro (ho rintracciato una breve recensione su Jam e su “rootshighway”, che potete trovare sul sito http://www.gnolabluesband.com/discografia.html dove potete anche acquistare il CD; ed ho intercettato un passaggio radio solo sulla trasmissione del Puma “Lifeinblues” del giovedì su lifegateradio ……. dove se no???). Nonostante questa premessa rimane comunque il valore del prodotto che vede riuniti due tra i massimi esponenti del Blues Italiano, su un territorio che entrambe amano sondare nei rispettivi progetti personali, cosa che gli permette sicuramente di dare il meglio dal punto di vista dell’intensità della prestazione, dove il valore aggiunto diventa proprio il sodalizio artistico fra i due interpreti: chitarre e voce per Gnola, armonica e la voce “roots” di Ragazzon accompagnati, in gran parte, da membri dei rispettivi gruppi (Mandolin Brothers e Gnola Blues Band), ed anche questo fatto è garanzia di affiatamento.


Entrando nel dettaglio dell’aspetto musicale si può dire che questo è un album che si adatta ad un pubblico eterogeneo per i suoi contenuti più “Pop”, come le splendide reinterpretazioni di “Bye Bye Love” (di F & B. Bryant ma sicuramente resa famosa da Everly Brothers, Ray Charles e Simon & Garfunkel) e ”Brown Eyed Girl” di Van “folletto” Morrison, e che ha quindi il pregio di poter raccogliere l’attenzione di un ascoltatore non prettamente Blues e avvicinarlo, magari, al lavoro di questi due grandi artisti nostrani ed alla scena blues in generale. Allo stesso tempo è un disco capace di entusiasmare neofiti del blues che ,accanto a brani famosi del panorama seventies-sixties anglofono, possono gustare interpretazioni di mostri sacri del blues come S.Terry e B. Mc Ghee, J.J. Cale, impreziosite dall’armonica di Jimmy Ragazzon ed il dobro di Gnola; ma anche per gli appassionati del genere non mancano certo delle chicche di sicuro interesse come il traditional eseguito dal vivo al Nidaba “Freight train Boogie” con una caldissima armonica di Jimmy R. ed i pezzi inediti firmati da Gnola e Ragazzon su cui splende su tutte l’ultima traccia “Slidin’ to your door”, un pezzo strumentale che esalta tutto il virtuosismo alla chitarra slide e la creatività di Maurizio “Gnola” Glielmo: una cavalcata a perdifiato su terre polverose, fino a raggiungere LA porta (non prima di una pausa nel miglior Saloon della zona per una buona birra gelata) e concludere l’avventura con un ballo infuocato in pieno deserto!!


Un’ultima perla dell’Album: la foto interna, che scoprirete solo una volta inserito il CD nello stereo, una foto talmente ricca di significato che sinceramente io avrei scelto come copertina.

Alla prossima
BeZ

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Dave Moretti Blues Revue

Bluesjob

Dave Moretti Blues Revue

Spesso si sente dire in giro, soprattutto dagli addetti ai lavori, che per suonare il Blues come si deve bisogna essere cresciuti nel Sud degli Stati Uniti per aver dentro quel feeling necessario per trasmettere un certo tipo di emozioni. Non so se tutto questo e` vero, ognuno ha la propria opinione a riguardo, pero` ascoltando questo cd “Bluesjob” della Dave Moretti Blues Revue viene spontaneo pensare che siano tutti stereotipi e che non sia necessario vivere in cima ad una montagna per amare la natura, certe cose sono spontanee, nascono da dentro indipendentemente dalla tua provenienza geografica. Il Blues di questi ragazzi e` sanguigno, trascinante, insomma pieno di energia che ha con se` tutte le caratteristiche per arrivare diretto al cuore dell’ascoltatore sia attraverso le cuffie del proprio stereo sia, soprattutto, nelle esibizioni dal vivo. Sei dei dieci brani sono stati scritti dal band leader Dave Moretti (voce ed armonica), le altre 4 sono cover: Baby You’re Rich (Percy Mayfield), Hallelujah I love Her So e Rockhouse (Ray Charles) e infine Up The Line (Walter Jacobs). Tutti i brani sono cantati in inglese. Come ho gia` detto questo album si caratterizza per il ritmo e la cura degli arrangiamenti che percorrono la strada del grande Blues cittadino, ma con personalita` e soprattutto con un filo conduttore che attraversa tutte le tracce, l’attenzione al sound della band nel suo insieme, essenziale, vigoroso senza personalismi. Si passa dal swing, al Rock&Roll mantenendo il livello di energia sempre trascinante. La Dave Moretti Blues Revue e` una realta` credibile del Blues targato Italia, un cd che si ascolta piu` volte e che scivola via come un bel bicchiere di whiskey lasciandoti una bella carica addosso. In bocca al lupo, ragazzi, un gran bel lavoro!

Line-up: Dave Moretti (voce, armonica) – Damir Nefat (chitarra) – Emanuele Pavone (basso) – Alessio Sanfilippo (batteria)


www.myspace.com/davemorettibluesrevue

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Jonas Blues Band

Back to Life

Jonas Blues Band

 

Qualcuno potrà credere che quelli della Jonas BB mi abbiano fatto qualche “regalino” prima che io scrivessi questa recensione, così, per invogliarmi a dirne bene….non è stato necessario, perché questo cd, intitolato Back to Life, è veramente molto bello e non si può che parlarne positivamente. A parte gli scherzi, questo lavoro accreditato ad una band storica della scena blues romana, la Jonas Blues Band appunto, sprizza blues feeling da ogni parte e per originalità, professionalità, livello tecnico e capacità dei musicisti coinvolti, non è secondo a qualsiasi prodotto d’oltreoceano relativo al rock blues del terzo millennio. Fondata nel 1985 da quattro appassionati di blues: Gianni Franchi (basso), Luca Casagrande (chitarra), Marco Corteggiani (voce e bluesharp) e Ranieri de Luca (batteria), la band ha percorso gli ultimi 25 anni, lasciando una traccia forte sulla scena del blues capitolino, con un intensa attività live e collaborando anche con importanti musicisti angloamericani come James Thompson, Chicago Beau, Herbie Goins e con big di primo piano come il grande Jimmy Witherspoon e il jazzista Tony Scott, partecipando a palcoscenici prestigiosi come quello di Pistoia Blues Festival. Poi nel 2000 la decisione di una lunga pausa dovuta a diverse scelte di vita e a nuove esperienze musicali, ma in seguito un deciso ritorno al blues nel 2006. Nel 2010, la Jonas BB registra un nuovo cd, Back to Life prodotto da Roots 66 e con alla consolle il chitarrista Andrea De Luca, un dischetto con ben 18 brani nella tracking list, in gran parte composti dalla band e con alcune brillanti covers di autori vari. Indossiamo una cuffia, accendiamo il lettore cd e ascoltiamo con attenzione: il cd inizia subito in maniera convincente, si va dal tradizionale worksong Take this Hammer cantato da Harold Bradley (mitico fondatore del Folkstudio di Roma), al funky blues Today con la potente sezione fiati degli Extra Horns a dare propulsione al brano, da I Was Born, brano rarefatto e profumato di sonorità maghrebine e con protagoniste la lap steel di Andrea De Luca e la bluesharp di Marco Corteggiani a Trouble, coinvolgente rockaccio dal repertorio di Chris Farlowe, con ospite alla batteria Carlo Verdone (si proprio lui…vecchio amico della Jonas) nelle vesti di un inedito “Charlie Watts de noantri”, da Born To Lose con alla voce Herbie Goins, ex vocalist dei Blues Incorporated di Alexis Korner e in Italia già collaboratore dei Blues Society del compianto Toffoletti, alla travolgente It Might composta dal trio Franchi/De Luca/De Luca (zio e nipote), dal mainstream di Beale St.Blues con il trombonista Michael Supnik e un cantante d’eccezione, tale Renzo Arbore…a I Got No Money con protagonista la bella voce bluesy di Paola Ronci, sino ad una particolare versione dell’hendrixiana Voodoo Chile, con la slide di Andrea De Luca scatenata e i fiati a darle originali colori zappiani. Molti altri musicisti importanti (oltre ai big già citati) hanno partecipato a questo lavoro; sarebbe dispersivo nominarli tutti, ma hanno dato il loro contributo ad un disco (consentitemi questo termine desueto….) veramente importante dove tecnica, blues feeling e passione sincera per la musica che ami, ci regalano un risultato di grande qualità. Lunga vita alla Jonas Blues Band.

www.jonasbluesband.it

di Guido Sfondrini

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Locomotive Breath
Shuffle Train

Locomotive Breath

Questo Shuffle Train, album d’esordio della Locomotive Breath, si puo` definire un buon primo passo: la tendenza e` quella di avvicinarsi a quel Blues di stampo texano con tanta grinta e rock and roll. Le chitarre esprimono energia e cattiveria cosi come ci hanno insegnato i vari Johnny Winter, Steve Ray Vaughan, Albert Collins, Buddy Whittington e tanti altri grandi chitarristi provenienti da quella tradizione. La band toscana dimostra un bell’approccio fino a quando rimane su questo sentiero, vedi i brani Coffin Oversize, Faster e Shuffle Train. Non altrettanto efficace invece quando si sposta su altri terreni come nel brano Keep on Running che per certi versi ricorda molto lo stile della band califoniana dei "Red Hot Chili Peppers" e il risultato e` inferiore rispetto ai brani precedentemente citati. Sono presenti nell’album tre brani firmati da personaggi di grande spessore del Blues nostrano come Nick Becattini (Pistoia Blues), Leo Boni (Girls) e Fabio Treves (Windy City Blues) dove la band cerca di dare la propria impronta.

Se dovessi dare un suggerimento per gli arrangiamenti, direi che ci avrei visto bene un’ armonica in molti dei brani, per dare ancora piu` forza al concetto di Train che la band riesce ad esprimere molto bene. Insomma, un bell’album di esordio e la speranza che questa giovane band continui nel suo sviluppo artistico con entusiasmo, ovviamente all’insegna della passione e umilta`, ingredienti vitali per poter suonare e vivere il Blues come si deve.


La Locomotive Breath e` composta da Michele 'Matt' Biondi alla chitarra e voce, Alex Leoni alla chitarra solista, Federico Paoli al basso e Daniele Profeti alla batteria.


www.locomotivebreathband.it

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Daniele Tenca
Blues For The Working Class

Daniele Tenca

Questo nuovo lavoro di Daniele Tenca registrato alle Officine Meccaniche di Milano, segue prevalentemente la direzione di un grintoso Blues di stampo sudista: dall’ossessivo boogie elettrico, alla chitarra slide sia in versione acustica sia elettrica. Non mancano pero` anche brani piu` lenti dalle atmosfere surreali che fanno tirare un po` il fiato all’ascoltatore. I brani del cd sono 11 di cui due cover, la traditional Eyes on the Prize e Factory di Bruce Sprigsteen, il resto e` tutta farina di Daniele Tenca. I temi affrontati, cantati in inglese, girano attorno alle problematiche della classe operaia e della sicurezza sul lavoro. Per l’importanza e l’attualita` dei testi sarebbe stato affascinante immaginarsi un album di questo tipo cantato in italiano: una miscela che dal mio punto di vista non e` cosi` incompatibile come troppo spesso si pensa, soprattutto in un contesto di Rock-Blues. In ogni caso, Blues For The Working Class ha una sua direzione ben definita e una sua chiara identita` sia da un punto di vista musicale, sia da quello dei contenuti che ne fa un cd piacevole da ascoltare e sicuramente di impatto nella dimensione Live. Emerge fra le tracce sicuramente 49 People, un boogie intrigante ispirato alla vicenda dei 49 operai della INNSE di Lambrate; altro brano molto interessante e` Spare Parts con un efficace intreccio di sonorita` acustiche accompagnate da una slide che riscalda l’atmosfera e una voce che tira fuori le inquietudini dell’uomo davanti alla macchina alienante; di grande impatto sono anche la gia` citata cover Eyes on The Prize e il brano The Plant ottimamente eseguito che richiama alla mente un bellissimo brano di Ben Harper When It’s Good.

I musicisti che accompagnano Daniele (voci, chitarre, armonica) in questa avventura sono tutti italiani e di grande qualita`: Pablo Leoni (baterria e percussioni), Heggy Vezzano (chitarre), Luca Tonani (basso). Da segnalare fra i numerosi special guests l’armonica di Andy J.Forest.


www.danieletenca.com

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Roberto Uggiosi
D'Istinto

Roberto Uggiosi

E` sempre buona abitudine quando si ascolta un cd chiedersi cosa ha da dire l’autore e cosa vuole trasmettere a chi lo ascolta. Dalle risposte che si ricevono poi ci facciamo un’idea personale del livello artistico del musicista. Nonostante questo lavoro rappresenti l’album d’esordio come solista, in realta` Roberto Uggiosi ha gia` una lunga carriera di musicista alle spalle fatta di musica live sin da meta`anni Ottanta. Molti progetti che prendono svariate direzioni, dal country-blues, alla musica caraibica, dalla dimensione acustica al rock elettrico, ma sempre con un unico denominatore, il feeling, l’emozione che non deve mai mancare nel suonare davanti al pubblico. Prodotto dallo stesso Uggiosi e da Giuliana Monti per la Django&Jackie Records, le sensazioni che D’Istinto riesce a dare sono chiare fin dal primo ascolto: atmosfere solari piene di energia e positivita` dove la musica emerge con la sua capacita` di riscaldare ed emozionare.

Le tracce sono nove di cui due brani inediti firmati da Roberto, Vai e L’Uomo senza Braccia, e sette cover che attingono al repertorio di Jimi Hendrix, Bob Marley, Albert Colins e S.Stills riarrangiati in maniera convincente e in chiave prevalentemente black.Nonostante l’elevata caratura delle cover scelte, Up From The Sky e Electric Ladyland di Hendrix, Stir It Up e Real Situation di Bob Marley, i due inediti in italiano reggono il confronto e rendono l’intero lavoro omogeneo e credibile. Soprattutto il brano “Vai” esprime in pieno quelle sensazioni di positivita`ed energia che citavo precedentemente come caratteristiche principali dell' album e se qualcuno e`in cerca di sonorita` che facciano rilassare e godere del magico potere della musica, allora questo e` un cd che vale la pena ascoltare.

Roberto Uggiosi (voce e chitarre) in questo lavoro e` accompagnato dalla Stayfreeband da lui stesso fondata composta da Luca Solini alla batteria, Marco Polidori al basso e Paolo Durante al hammond e piano.

http://www.stayfreeband.com/
http://www.myspace.com/stayfreeband

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