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Borgosesia Blues Festival 17/04/2009 – Teatro Proloco Treves Blues Band di BeZ
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La Treves Blues Band fa la chiusura alla terza edizione del Blues Festival di Borgosesia; un festival che spazia tra Gospel, Soul e Blues e che porta ai piedi della Val Sesia artisti di spessore nel panorama della “Black music” internazionale. Il posto non è forse il più adatto per scatenarsi al suono del blues, ma ha comunque il fascino del ritrovo storico, dell’appuntamento fisso, ed il bar posto all’interno del locale aiuta gli spettatori a mettersi a loro agio; infatti, quando la Band entra sul palco, il pubblico è già caldo, anche se l’acustica del teatro forse lo fa sentire un po’ ovattato. Il pubblico è quello della Treves Blues Band, tanti gli affezionati d’ogni età e classe sociale e qualche “new entry”, convinta magari dalla passione e dall’insistenza di amici e/o parenti, perché il Blues in Italia si diffonde soprattutto così….con il passaparola. La TBB si ripresenta a Borgosesia con una scaletta quasi completamente rinnovata dopo l’uscita del doppio “Live” del 2008 e forse per questo i primi pezzi lasciano intravedere, per i più attenti, qualche sbavatura e qualche imbarazzo, che però non intacca assolutamente lo spettacolo anzi, grazie all’energia ed all’esuberanza del gruppo, lo arricchisce della giusta freschezza, dando al concerto un gusto azzeccatamene primaverile. Il Puma di Lambrate comunque non delude mai, è infatti in grande forma e lo si vede subito dalle prime battute e dai primi pezzi tra cui “Big Boss Man” di Jimmy Reed ed un pezzo di Chuck Leavell; tant’è che, come sempre quando si trova di fronte ad un pubblico affezionato e caloroso, ci omaggia con il suo “Train Time Blues” caratterizzato da quel caratteristico suono d’armonica ad imitare il fischio dei vecchi treni a vapore, che la leggenda vuole sia stato lasciato in eredità al giovane Puma, da un vecchio Bluesman. Lo spettacolo a questo punto presenta alcuni pezzi di blues acustico tradizionale firmati da autori a dir poco mitici come la nuova TBB versione di “Love in vain” di Robert Johnson e la più collaudata “I can’t be satisfied”, con tanto di discesa coinvolgente tra il pubblico, con strumenti, per eseguire il pezzo del supremo Muddy Waters in mezzo alla gente, perché alle parole del Puma seguono sempre i fatti e così la sua missione di “portare il Blues alle masse” non poteva avere simbolo concreto più azzeccato. Dopo le leggende arriva un pezzo delle “nuove leve” del Blues, ed ecco che la TBB esegue, sempre in acustico, un pezzo del suo fenomenale chitarrista Alex “Kid” Gariazzo “Don’t call me on the phone” in una versione riarrangiata rispetto alle esecuzioni precedenti e del CD live. Ora siamo davvero al culmine dello Show ed infatti Alex inforca la sua Slide guitar e questo è il segnale che molti, compreso il sottoscritto, stavano aspettando, ovvero è l’ora dell’infuocata “Walkin’ blues” o meglio “(The New) Walkin’ Blues”, come la presenta il Puma; si comincia camminando piano, meditando, guardandosi intorno ipnotizzati dalle note strascicate della slide guitar di Alex e ci si ritrova poi istintivamente a marciare saltellando, quando si inserisce il resto della Band. Lo show è come sempre perfettamente pensato, adatto a tutti i gusti del variegato pubblico della TBB, infatti dopo il blues acustico tradizionale e quello elettrico saltellante si passa al momento forse più “pop” del concerto, con il medley che introdotto da un pezzo storico della stessa Treves Blues Band viaggia poi tra il tempo e lo spazio rievocando i pezzi più famosi di Cream, Santana, Allman Brothers, Rolling Stones, Doobie Brothers, Jethro Tull, intervallando gli assoli dei membri del gruppo per riprendere nel finale il tema iniziale. Dopo il Medley ancora due novità, tra cui la fantastica “Bright light Big City” del grande “che te lo dico a fare” J. Reed (uno degli artisti più omaggiati dalla band, di questa canzone n’esiste anche una splendida versione degli Animals) che è la nuova sigla ufficiale della Treves Blues Band e sulle quali note vengono presentati tutti i membri del gruppo, con i soliti intramontabili scatch del puma sul “vecchissimo” bassista Tino “The Cappel-man” Cappelletti, la triste provenienza del batterista biellese Max Serra e dell’“ex-giovane” chitarrista Alex “Kid” Gariazzo. Uscita……applausi…..e rientro per una chicca davvero da pelle d’oca, con Alex che imbraccia il suo nuovo acquisto, una chitarra baritona, ed il resto del gruppo che si unisce alla sua voce per eseguire l’ancestrale “you got to move”; canzone il cui autore è perso nella notte dei tempi, tramandata oralmente ed eseguita da innumerevoli artisti. Le sue note ti trasportano inevitabilmente in un campo di cotone, tra il suono delle preghiere mormorate dagli schiavi al ritmo del lavoro, per insegnarti le origini del Blues: “Non importa chi tu sia, se sei vecchio o giovane, se ricco o povero, alto o basso, quando il Signore chiama: You gotta Move”. Il groppo in gola ci riporta tutti a Borgosesia, davanti al palco dove sta per terminare l’esibizione la Mitttttica Treves Blues Band con un pezzo di T-Bone Walker “I’m gonna find my baby”. Nel dopo concerto, come vuole la tradizione Blues, i membri del gruppo incontrano i fans, un modo per salutare vecchie e nuove conoscenze, presentarsi ad eventuali nuovi “adepti”, vendere i CD del gruppo e firmare autografi su qualunque supporto. Nel caso della TBB poi, questo è il momento di familiarità dedicato ai fans, dove si scatta qualche foto, si svela qualche dettaglio sfuggito agli orecchi più attenti, si ricevono apprezzamenti ed osservazioni più o meno tecniche, vengono mostrate le foto della nuova arrivata in casa Treves Blues Band: Viola, la figlia di Alex; si scambiano informazioni e sfottò sul big match calcistico del giorno dopo (inter-juve) e per tutti ci sono i saluti e l’arrivederci alla prossima occasione. Il seguito della Band, intanto, è sempre più organizzato, ormai anche il banchetto del personalissimo “fans club” del gruppo è una presenza fissa nei dopoconcerti della band.
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