TOLO MARTON BAND & CANNED HEAT

27 Luglio 2011

di Guido Sfondrini

Serata per buongustai al Magic Blues Festival di Valle Maggia nella Svizzera Italiana; il 27 luglio concerto della Tolo Marton Band e dei Canned Heat. Mi avvicino a questo evento con una certa emozione, i Canned Heat sono una band che ho sempre particolarmente amato e in questa occasione suoneranno con una line-up che è per 3/5 quella originale che suonò a Woodstock nel 1969. Nella piacevole cornice di Cevio, ameno paese di montagna con una bella piazza piena di gente, che parla molte lingue diverse, che mangia buon cibo e beve ottima birra e si diverte in un clima rilassato, c’è il grande palco allestito con professionalità innata dagli organizzatori di questo festival che regala sempre ottima musica di alto livello internazionale. Alle 20.30, con puntualità…svizzera, sale sul palco la Tolo Marton Band, l’ex chitarrista delle Orme e dei Blues Society, ci ha dato subito un saggio della sua grande tecnica chitarristica con alcuni suoi brani rock blues, poi ci ha regalato, in serie: una scatenata Laundromat omaggio a Rory Gallagher, Red House, Fire e Manic Depression indispensabile tributo a Hendrix, di cui Tolo è uno specialista tra i migliori a livello mondiale, poi un medley di brani di Ennio Morricone tratti da varie soundtracks, la sua rarefatta Alpine Valley e per finire Mr.Soul dei Buffalo Springfield e come bis un vorticoso e tiratissimo Traintime che ha infiammato l’audience.

Bella performance di un grande della chitarra rock blues made in Italy, ottimamente accompagnato da una precisa e puntuale sezione ritmica. Poi, dopo alcuni minuti di pausa, arrivano on stage i Canned Heat, con l’immancabile Fito De La Parra, batterista storico e custode del brand “Canned Heat”, alla lead guitar Harvey Mandel e al basso Larry Taylor, membri originali della band nel biennio 69/70, alla voce, alla bluesharp e alla chitarra ritmica il californiano e texano d’adozione Dale Spalding. Il concerto si apre con la superclassica On The Road Again, hit mondiale nel 1968, a seguire due brani composti da Alan Wilson: I’M Her Man e Time Was tratte dall’lp Halleluiah, poi Red Hot Mama, World’s In A Tangle/So Sad, Future Blues, My Time Ain’t Long, la strumentale Christo Redemptor, composizione classica di Harvey Mandel e molti altri brani leggendari, sino a Let’s Work Togheter, Going Up The Country, l’originale Woodstock anthem e come primo bis: Fried Hockey Boogie, ribattezzato per l’occasione Valle Maggia Boogie, più di 15’ di pulsante rock blues con gli inevitabili assolo di tutti i componenti la band, memorabile il solo di basso di Larry Taylor. Pubblico in delirio e ulteriore bis con una scatenata Shake Your Moneymaker con Taylor alla chitarra slide e Dale Spalding al basso. Trionfo e pubblico felice, davanti a me c’erano quattro ragazzi di Como, giovanissimi e scatenati, fans dichiarati dei CH, un immagine di speranza per il futuro del blues !!!

I quattro Canned Heat, si divertono ancora nel suonare il loro martellante boogie. Harvey Mandel con la sua chitarra elettrica Parker Fly Mojo con la cassa decorata con un disegno “fiammeggiante”, da cui trae come un tempo suoni psichedelici e impossibili, Larry Taylor, per molti anni bassista anche con John Mayall, Hollywood Fats e Tom Waits, ci ha dato un saggio della sua fantastica tecnica, Fito dietro ai tamburi, nonostante l’età non più verde, ha ancora energia da vendere e Dale Spalding che raccoglie la difficile eredità lasciata da The Bear e The Blind Owl e in anni più recenti dal compianto Robert Lucas, se la cava alla grande, suona l’armonica veramente bene e canta in maniera più che convincente. Io me ne torno a Milano felice e contento di averli rivisti e risentiti dal vivo ancora una volta e alla fine del concerto il pubblico ha urlato insieme a loro il grido liberatorio: You Don’t Forget To Boogie !!! Sia di buon augurio per tutti in un epoca non propriamente serena come questa. God bless Canned Heat…



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