Popa Chubby alla Flog di Firenze

22/02/2003

 

I know it’s only Rock and Roll, but I like it…I like it…Yes, I do!

Troppo spesso siamo tentati di considerare come scomparso qualcosa o qualcuno quando non se ne sente più parlare in giro. Negli ultimi anni da più parti è stata sentenziata la morte del Rock and Roll, visto le continue mode che si alternano sul panorama musicale mondiale ben lontane dai gloriosi fasti degli anni ’60 e ’70 durante i quali il Blues e il suo figlio prediletto, il rock and roll appunto, dominavano le scene di tutto il mondo.

Ma come si fa a ritenere morto un sentimento, un’attitudine alla vita, un’emozione? Evidentemente, chi in passato ha creduto che questo fosse possibile non aveva ancora assistito ad un concerto di musicisti della stoffa di Popa Chubby! Il rocker di New York ormai è di casa in Italia, ogni anno lascia il segno con svariati concerti nel nostro paese ed ogni volta è sempre grandioso. Anche quest’anno gli spettacoli di Chubby sono caratterizzati da due ore abbondanti di energia durante le quali non lesina una goccia di sudore, esibendosi anche in lunghissimi brani strumentali che non risultano mai pesanti, ma scorrono piacevolmente grazie soprattutto all’intensità della performance. Tutto viene improvvisato sul momento mentre Popa Chubby suggerisce con la sua Stratocaster le dinamiche agli altri membri della band. Il sound fa da padrone nell’esecuzione dei brani: aggressivo, sporco, rabbioso, sempre espresso però con un talento chitarristico che trova la sua fonte d’ispirazione in leggende come Jimi Hendrix, Steve Ray Vaughan e tutti i chitarristi rock degli anni ’70. A Popa Chubby piace stare sul palco e stordire il pubblico; si vede nel come cerca il contatto con la gente che la dimensione “live” sia chiaramente il modo perfetto di esprimere la sua musica ed il suo essere artista.

I musicisti che lo accompagnano sono tutti giovani ed è chiaro che l’impegno di Chubby a far crescere la scena newyorkese passi non solo nel promuovere l’ultimo cd The Good, The Bad, and The Chubby, ma anche nel portarsi on the road giovani musicisti così da farli crescere artisticamente; sicuramente, suonare in un contesto come quello che propone ogni serata l’immenso (in tutti i sensi) chitarrista, è sicuramente un misurarsi ad altissimi livelli: si spazia da velocissimi rock and roll, classici modelli blues, intriganti ritmi funky, a sprazzi di soul e rhythm-and-blues per finire in intense esecuzioni di storiche cover come Hey Joe di Jimi Hendrix e brani dei Rolling Stones. Da un punto di vista di ricerca musicale Popa Chubby mostra di voler esplorare la strada della contaminazione fra i vari generi presenti nella sua città; quindi, scopriamo alcuni brani costruiti su ritmiche blues con tanto di fraseggi in bottleneck attraversate da forti sonorità rock ed arricchite da liriche cantate in stile rap, tutto a rivelare l’esistenza di un filo conduttore che parte dal blues più tradizionale e finisce all’attuale esplosione, nelle grandi città statunitense e non solo, dell’hip hop, passando per il rock and roll, il funky, il soul e tutto quello che c’è in mezzo. Popa Chubby porta in giro la musica e i sentimenti della gente di strada, lui che ha sempre vissuto quella realtà, nel bene e nel male, fin da piccolo essendo cresciuto nel quartiere del Bronx. Niente di sofisticato, elegante o raffinato; tutto è diretto, senza filtri o troppe rielaborazioni, così come la sua chitarra è collegata direttamente all’amplificatore, anche la sua musica è collegata direttamente alla sua anima, a quello che ha dentro. Tutto potrebbe essere definito limitativo, banale, scontato e questo Popa Chubby lo sa benissimo, ma non a caso chiude il concerto con lo storico brano dei Rolling Stones…..


I know it’s only Rock and Roll, but I like it…I like it…Yes I do!



 

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