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Il “Summer
Blues Festival” di Brivio, organizzato dall’associazione“Italian
Blues River”, è uno di quegli appuntamenti che un vero amante
del Blues non dovrebbe perdersi; primo perché è completamente
gratuito, secondo perché incastonato nella splendida cornice delle
rive erbose dell’Adda ed infine perché programmato nell’ambito
di una festa di paese, quindi con tanto di strade chiuse che permettono
di godersi in piena libertà la musica e le bancarelle, posizionate
lungo le vie del paese, se siete accompagnati da qualcuno poco amante
del blues.
Il Festival è caratterizzato soprattutto dalla genuinità
e dall’italianità (e dico poco); caratteristiche che credo
appartenessero anche al suo ideatore e fondatore Gianni Mangione ,scomparso
purtroppo a pochi giorni dal settimo appuntamento del suo Blues Festival,
il quale amava definire il Blues italiano come il terzo Blues migliore
al mondo, preceduto soltanto da quello originario Americano e quello più
datato Inglese.
Ma proprio la sua scomparsa ha fornito l’occasione, alla famiglia
del Blues, di stringersi per omaggiarlo forse nel modo migliore che lui
avrebbe voluto. Così anziché i soli tre gruppi che apparivano
sulla locandina della manifestazione (in rigoroso bianco e nero…anche
questo dimostrazione di genuinità), il Festival è stata
l’occasione per molti dei suoi vecchi e nuovi amici del Blues, di
riunirsi per onorare un compagno scomparso, contribuendo così a
creare un’atmosfera unica, tanto che talvolta sembrava che sullo
sfondo del palco non fosse l’Adda a scorrere, ma il Mississippi,
la culla del Blues.
Le esibizioni musicali si sono aperte al mattino, in accompagnamento all’aperitivo
preparato dall’organizzazione in prossimità del mini palco,
da Giorgio Rocchi & Boogie Stomps, davvero eroici a suonare sotto
il sol leone di mezzogiorno, interpretando dei Blues che letteralmente
trasudavano di passione. Dopo l’aperitivo il Festival si è
fermato per qualche ora in modo da dare a tutti il tempo di pranzare con
tranquillità magari con un pic-nic immerso nella natura delle verdi
rive dell’Adda.
La musica riprende quindi verso le 16 con Max Prandi in “duo”:
ovvero Max Prandi, in veste nera alla chitarra e percussioni, ed il sole
a mettere la sua interpretazione a dura prova. Nonostante tutto Max offre
comunque un’esibizione acustica di grande suggestione presentano
in versione “one man band-acustica” brani di autori leggendari
come Howlin Wolf e Muddy waters e gli applausi per lui non si fanno mancare.
A seguire il primo fuori programma del festival, sale sul palco la “Rubber
Band” rappresentata dai due esperti e virtuosi chitarristi Giorgio
Fairsoni (anche voce) e Renato Bannino che presentano due pezzi di cui
il primo “Sweet home Chicago” è un’omaggio ai
tanti compagni di viaggio di Giorgio al Blues Festival di Chicago che
si sono riuniti per questa mistica occasione. Dopo la Rubber Band (di
cui vi consiglio anche l’ultimo CD “A Bit of luck” recensito
su Amadeus nel numero di settembre09 nella rubrica “fuori tema”
di Riccardo Santangelo ) un’altra sorpresa, ovvero direttamente
dal grande successo avuto al Delta Blues di Rovigo, la “the Worried
Men Band” di Johnnie Selfish, costituita da “The chieftain”
a chitarra e voce e “Little Harp Lawrence” all’armonica
per altri due pezzi tra cui la MITICA “walkin’ Blues”.
Si torna quindi nel programma con la “Family Style” come il
nome suggerisce, è una band composta da una vera famiglia: formatisi
ad Arluno (MI) nel 1994 da un idea di MARCO LIMIDO (già chitarrista
del leggendario COOPER TERRY ed i NITE LIFE )con il supporto del fratello
più giovane FRANCO LIMIDO (voce e armonica) il cugino Daniele Bianchi
(basso) e Stefania Avenali (batteria…ebbene si una donna alla batteria)
la Family Style si propone suonando sia brani del proprio repertorio che
i classici sempre verdi del Blues riproposti con un personale arrangiamento.
Nuovo apprezzatissimo fuori programma con Mauro Ferrarese (nientemeno),
storico bluesman italiano, e la sua band composta da chitarra, contrabbasso,
armonica e batteria per un’interpretazione semiacustica di grande
phatos, con tutto il carisma e la stravaganza del Bluesman di strada (come
si autodefinisce) che si presenta a piedi nudi ed esegue i suoi pezzi
sotto al minuscolo palco accompagnato dal suo magnifico dobro. Al termine
dell’esibizione si torna al programma per l’ultimo artista
in scaletta, ovvero il leggendario Joe Galullo.
Milanense di nascita, nomade per vocazione, Joe Galullo ha conosciuto
l'era del beat italiano, si è fatto le ossa girando mezza Europa,
spostandosi lentamente dalle spinte rock degli esordi verso il linguaggo
del blues. Da 30 anni sulla scena del Rock/Blues è stato a Milano,
Bologna, New Orleans ed oggi vive a Civitanova Marche portando nella sua
musica anche il dolore legato alle tragedie di Katrina e del terremoto
in Abruzzo.
Joe, per non smentire la sua fama d’artista di strada, si presenta
da solo al Brivio Summer Festival, si fa quindi prestare da Mauro Ferrarese
basso e batteria, perché nel blues non c’è bisogno
di prove come dice Joe, per dar vita, insieme alla sua storica Telecaster,
ad un Trio classico senza trucchi od effetti, cavo alla “testa”
e via. Joe porta sul palco la sua musica affinata con gli anni di esperienza
sulle strade, macina Rock Blues grintoso con un groove coinvolgente; si
parte con un classico del King del rock’n’roll, “That’s
all right mama” e non si smette di ballare fino al termine dell’esibizione
caratterizzata d’assoli brevi ed ipnotici e virtuosismi del mitico
vagabondo alla chitarra.
Tutto finito???.....niente affatto. Un festival come questo non può
dirsi finito senza una Super Jam Session tra gli artisti partecipanti,
quasi tutti perché le dimensioni del palco non permettono davvero
grandi assemblee. E così Mauro Ferrarese, Marco e Franco Limido
raggiungono Joe Galullo, per dar luogo ad un’esibizione di grande
calore con molti tra i musicisti che si avvicendano agli strumenti, completando
così la trasfigurazione del luogo e dello spazio e trasformare
Brivio come il sesto palco del Chicago Blues Festival; il giusto tributo
a colui che con il suo impegno e la sua passione ha permesso la buona
riuscita, per il settimo anno consecutivo, di questo evento. Ciao Gianni
BeZ
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