I know
it’s only Rock and Roll, but I like it…I like it…Yes, I do!
Troppo spesso siamo tentati di considerare come
scomparso qualcosa o qualcuno quando non se ne sente più parlare in
giro. Negli ultimi anni da più parti è stata sentenziata la morte del
Rock and Roll, visto le continue mode che si alternano sul panorama
musicale mondiale ben lontane dai gloriosi fasti degli anni ’60 e
’70 durante i quali il Blues e il suo figlio prediletto, il rock and
roll appunto, dominavano le scene di tutto il mondo. Ma come si fa a
ritenere morto un sentimento, un’attitudine alla vita, un’emozione?
Evidentemente, chi in passato ha creduto che questo fosse possibile non
aveva ancora assistito ad un concerto di musicisti della stoffa di Popa
Chubby! Il rocker di New York ormai è di casa in Italia, ogni anno
lascia il segno con svariati concerti nel nostro paese ed ogni volta è
sempre grandioso. Anche quest’anno gli spettacoli di Chubby sono
caratterizzati da due ore abbondanti di energia durante le quali non
lesina una goccia di sudore, esibendosi anche in lunghissimi brani
strumentali che non risultano mai pesanti, ma scorrono piacevolmente
grazie soprattutto all’intensità della performance. Tutto viene
improvvisato sul momento mentre Popa Chubby suggerisce con la sua
Stratocaster le dinamiche agli altri membri della band. Il sound fa da
padrone nell’esecuzione dei brani: aggressivo, sporco, rabbioso,
sempre espresso però con un talento chitarristico che trova la sua
fonte d’ispirazione in leggende come Jimi Hendrix, Steve Ray Vaughan e
tutti i chitarristi rock degli anni ’70. A Popa Chubby piace stare sul
palco e stordire il pubblico; si vede nel come cerca il contatto con la
gente che la dimensione “live” sia chiaramente il modo perfetto di
esprimere la sua musica ed il suo essere artista. I musicisti che lo
accompagnano sono tutti giovani ed è chiaro che l’impegno di Chubby a
far crescere la scena newyorkese passi non solo nel promuovere
l’ultimo cd The Good,
The Bad, and The Chubby, ma anche
nel portarsi on the road giovani musicisti così da farli
crescere artisticamente; sicuramente, suonare in un contesto come quello
che propone ogni serata l’immenso (in tutti i sensi) chitarrista, è
sicuramente un misurarsi ad altissimi livelli: si spazia da velocissimi
rock and roll, classici modelli blues, intriganti ritmi funky, a sprazzi
di soul e rhythm-and-blues per finire in intense esecuzioni di storiche
cover come Hey Joe di Jimi Hendrix e brani dei Rolling Stones. Da
un punto di vista di ricerca musicale Popa Chubby mostra
di voler esplorare la strada della contaminazione fra i vari
generi presenti nella sua città; quindi, scopriamo alcuni brani
costruiti su ritmiche blues con tanto di fraseggi in bottleneck
attraversate da forti sonorità rock ed arricchite da liriche cantate in
stile rap, tutto a rivelare l’esistenza di un filo conduttore che
parte dal blues più tradizionale e finisce all’attuale esplosione,
nelle grandi città statunitense e non solo, dell’hip hop, passando
per il rock and roll, il funky, il soul e tutto quello che c’è in
mezzo. Popa Chubby porta in giro la musica e i sentimenti della gente di
strada, lui che ha sempre vissuto quella realtà, nel bene e nel male,
fin da piccolo essendo cresciuto nel quartiere del Bronx. Niente di
sofisticato, elegante o raffinato; tutto è diretto, senza filtri o
troppe rielaborazioni, così come la sua chitarra è collegata
direttamente all’amplificatore, anche la sua musica è collegata
direttamente alla sua anima, a quello che ha dentro. Tutto potrebbe
essere definito limitativo, banale, scontato e questo Popa Chubby lo sa
benissimo, ma non a caso chiude il concerto con lo storico brano dei
Rolling Stones…..
I
know it’s only Rock and Roll, but I like it…I like it…Yes I do!
Firenze,
22 Febbraio 2003 |