Sulle rive del Mississipi con

 John Hammon

 

Il locale è il Borderline di Pisa, il musicista che deve salire sul palco attorno alle 23,00 è John Hammond con i suoi Blues d’altri tempi, quelli di Robert Johnson, Charlie Patton, Blind Lemon Jefferson, Son House, Willie Dixon. La serata inizia verso le 22,00, quando entrato nel locale già si assapora l’atmosfera del grande evento: posti quasi tutti prenotati, le telecamere sono piazzate proprio sotto il semplicissimo palco già illuminato, dove è posta al centro solamente una sedia di legno con già pronti di fronte due microfoni, uno per la voce e l’altro per la chitarra; al fianco di tutto ciò, sulla sinistra c’è un tavolino con un asciugamano bianco e due armoniche. Il fumo di sigarette già pervade il piccolo locale dallo stile molto country, con archi e colonne in mattone che dividono il lato dei vecchi tavoli dal lungo bancone del bar, mentre la gente, di ogni età, si affretta a trovare uno spazio fra gli ultimi posti rimasti liberi, gli altri dovranno assistere allo show in piedi. Un paio di bottiglie di buon vino rosso, due chiacchiere con gli amici venuti con me ed improvvisamente scoppia fra le alte volte del soffitto un fragoroso applauso a salutare l’entrata del musicista: volto rilassato e timidamente sorridente, afferrando dal manico una chitarra Dobro "National" da un lato e una semplice acustica targata "Martin"dall’altro. Attraversa la platea passando fra i tavolini della gente che lo guarda dal basso, seduta in un’incredula ammirazione. Salito sul palco, si siede ed indossa il porta-armonica, prova due fraseggi ed attacca con il primo brano, un boogie travolgente!!! Il volto da rilassato e sorridente quale era pochi istanti prima, si contrae pieno d’energia ed intensità emotiva, mentre la musica parte come un treno che non ha bisogno di molto tempo per arrivare a pieni regimi. La mano sinistra scorre sul manico da un lato all’altro, fra linee di basso, accordi, fraseggi e rasoiate di bottleneck. Le corde della chitarra si rompono con frequenza impressionante (una decina circa alla fine dello show!!!) sotto i colpi incessanti delle sue dita che esprimono istinto e tecnica, mixati in un cocktail esplosivo. La voce è tremendamente Blues, dolce e delicata, pronta ad assumere improvvisamente toni evocativi di un’antica disperata malinconia; il Delta-Blues stasera si è fermato al Borderline di Pisa personificandosi nel grande John Hammond. Le parole lasciano spesso spazio a frenetiche melodie di chitarra, mentre la bocca soffia ed inspira nell’armonica raccogliendo tutta l’energia del corpo, il sudore scende sulla fronte del bluesman di New York, il suo piede batte incessantemente il tempo, i suoi occhi sono chiusi dallo sforzo dell’anima che lo pervade nell’esecuzione; lo spettacolo è sublime e scorre via per due ore circa intervallato da 10 minuti di pausa, non sufficienti a farci rendere conto che stiamo assistendo ad un'esibizione unica nel suo genere. Le perle della serata sono "Sail on" di T-Bone Walker, "Love Changin' Blues" dello stesso Hammond e " Easy Rider" di Leadbelly. Fra un brano ed un altro, mentre si asciuga il volto bagnato dal sudore provocato dalle forti luci che lo illuminano solitario sul palco e dall’incredibile passionalità che Hammond esprime anche nei movimenti del corpo, si concede a ringraziamenti per l’entusiasmo dimostrato dalla platea che chiude ogni canzone con applausi convinti. Tutto finisce attorno all’una di notte; dopo un bis, Hammond si alza dalla sedia e saluta esausto con un semplice gesto della mano, si mette in tasca le varie armoniche, riafferra le due chitarre e lascia la sala attraversando i tavolini fra l’ovazione dell’intero locale; scompare infine dietro la porta da cui era entrato due lontanissime ore fa, seguito da un paio di persone dell’organizzazione. La serata sembra finita qui, con qualcuno che spera ancora in qualche altro brano, magari “Love in Vain” di  Robert Johnson, ma non c’è niente da fare lo show è proprio terminato. Dopo alcuni secondi d’incertezza, spaesato tra la folla che si avvia verso l’uscita, furtivamente riesco ad entrare nel corridoio del camerino, ma avvicinatomi timidamente alla porta vengo bloccato da un barbuto anziano che in inglese mi chiede cosa volessi; gli domando se è possibile farmi autografare la copertina del CD di John (Trouble No More) che mi ero portato dietro speranzoso di farla rendere unica. Lui mi guarda e mi dice gentilmente di attendere un attimo che l’eroe della serata si sta cambiando gli abiti. Passati alcuni minuti d’incosciente attesa, inaspettatamente sono invitato ad entrare: lui è seduto di fronte alla sua compagna con aria molto rilassata, si volta verso di me, mi stringe la mano salutandomi con un sorriso ed un “….hey man, what’s your name?”. Autografa il mio CD, si complimenta con me per la penna (è quella delle grandi occasioni !!!) ed io contraccambio ringraziandolo innanzi tutto per la sua musica e per aver regalato al popolo del Blues e non solo, un fenomeno come Steve Ray Vaughan, poiché John fu colui che scoprì il talento di Stevie, la cui prematura scomparsa rappresenta tutt’oggi a distanza di 10 anni un dolorosissimo rimpianto per coloro che amano, ancora più di prima, la musica del grandissimo Vaughan. John mi ringrazia nuovamente e ci salutiamo (non ricordo nemmeno come, dato che ero in pieno stato confusionale!!!) consapevole di aver guardato negli occhi e strinto la mano ad una persona che ha contribuito in maniera incisiva ed indelebile a scrivere, con la sua chitarra e la sua voce, la storia del Blues.                               

  Foto: Matteo Bertini

Pisa - 12/10/00 -  

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