Eric Clapton

Live a Rotterdam

 

Alla fine di un concerto si esce da un sogno: si accendono le luci in sala e la gente si avvia ancora un po' stordita verso l'uscita senza avere le parole giuste per commentare con gli amici le emozioni vissute. Ci si guarda in faccia e si capisce che in fondo non e' necessario parlare molto, basta godersi il risveglio con la mente catturata ancora in quegli attimi di forti emozioni. La stessa scena si svolge dall'altra parte della barricata, dalla parte di coloro che erano sul palco e che hanno cercato di creare queste emozioni con degli strumenti musicali. Penso che alla fine sia all'interno di questi momenti che troviamo il motivo per cui ancora Eric Clapton se ne va in giro a suonare in tutto il mondo, nonostante non abbia in fondo niente da dover dimostrare, ne' a se stesso, ne' agli altri…finalmente.

Si diverte nel fare musica, nel portarsi dietro giovani musicisti per fargli fare le ossa gradualmente, cio' che oggi le case discografiche non fanno, dando in pasto ai media giovani musicisti e bruciandoli ancora prima di aver espresso il loro, piu' o meno grande, talento. Ebbene si', dopo quarant'anni di carriera Eric Clapton non si prende piu' troppo sul serio, e' rilassato sul palco, il suo spettacolo sono i brani e i musicisti che li eseguono: gli arrangiamenti sono semplici, struttura consolidata con promozione dell'ultimo album nella prima parte, parentesi acustica a spezzare il sound elettrico e seconda parte dedicata ai grandi successi, molti assoli, nessun tipo di intrattenimento con il pubblico, un paio di bis, saluti e due ore di concerto sono volati in un soffio. Si potrebbe rimanere anche delusi se non si conosce lo stile di Clapton sul palco: mai uno scambio di parole con il pubblico in quattro concerti visti di Slowhand, ma tanta, tanta musica che ti fa rivivire gli anni dei Cream con brani come Crossroads, i tempestosi anni Settanta con Bell Bottom Blues, Layla, Cocaine e poi Running on Faith, Wonderful Tonight, Let it Rain, Pretending, Nobody Knows You, Queen of Spades.

Grande impatto hanno anche i brani dell'ultimo album Back Home, uscito la scorsa estate: un album che ribadisce la tendenza di Clapton verso piu' generi musicali, rock, pop, reggae, jazz, ma tenuti insiemi dall'essenza Blues del chitarrista inglese nel quale la musica del Delta costituisce non solo la sua identita' artistica, ma probabilmente la sua natura di uomo, ribadendo quel concetto per cui arte e vita nell'artista sono inscindibili. Tornando al concerto di Rotterdam, si esibiscono sul palco al fianco del chitarrista inglese ai fiati, Simon Clarke, Roddy Lorimer e Tim Sanders, alla batteria Steve Jordan, al basso Willie Weeks, alle tastiere Chris Stainton e Tim Carmon, alla chitarra slide il giovane e talentuoso Derek Trucks e alla chitarra ritmica e solista Doyle Bramhall II, il quale dopo aver iniziato come supporter ai concerti di Clapton gia' nel 1998 e aver partecipato alla registrazione degli album, Me and Mr. Johnson e Back Home, adesso e' in pianta stabile da qualche anno nella band con ottimi risultati, mostrando una continua crescita e rivelandosi oggi un ottimo chitarrista con un futuro nella scena blues mondiale.

Infine, ma tutt'altro che secondaria, e' la presenza di Robert Cray come musicista di apertura del concerto, che presenta un'ora di Blues, Soul e Rhythm & Blues, caratterizzata da un'espressivita' vocale unica che ricorda i grandi Marvin Gay e Otis Redding e un talento chitarristico ormai di indiscutibile valore e riconoscibile fin dalle prime note. Se a tutto questo si aggiunge una cornice di pubblico straordinaria che riempie il perfetto palasport di Rotterdam, le tre ore di grande musica possono essere tranquillamente paragonate a un indimenticabile sogno.

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