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There
Will Be a Light è qualcosa di più di un semplice album
d’ispirazione Gospel: Ben Harper ha cercato di fotografare, dal suo
punto di vista, seguendo la linea di grandi musicisti come Fred
McDowell, Son House, Leadbelly, quella solo apparente contradditoria
fusione fra Blues e Gospel, profano e sacro, due espressioni della medesima
identità, così strettamente intrecciate fra loro che difficilmente,
separandole, si può comprendere lo sviluppo della cultura musicale
afro-americana: nei più lontani Blues è presente una componente di
sacralità, evocativa di una dimensione soprannaturale, ma al tempo
stesso nella musica Gospel esistono forti richiami alla fisicità, al
corpo come strumento di Dio, alla voglia di godere delle gioie della
vita, quindi vediamo come terra e cielo si confondono nella cultura
nera. In questo progetto, Ben Harper si è circondato della
partecipazione del celebre coro Gospel “Blind Boys of Alabama”,
registrando 11 tracce di pura musica nera in poco più di dieci giorni.
Questo vivace gruppetto di vecchietti (Clarence Fountain, Jimmy Carter e
George Scott i membri fondatori) vanta ormai una carriera di oltre
cinquanta anni nel mondo Gospel con all’attivo quasi sessanta album.
Per loro non è la prima collaborazione con musicisti rock, infatti in
passato hanno duettato con musicisti come Stevie Wonder, Tom Waits e Bob
Dylan. Ben Harper avrebbe dovuto registrare un solo brano come starring
nell’ultimo album dei Blind Boys ed invece è venuto fuori There
Will Be a Light. Clarence Fountain ricorda a riguardo: “Dovevamo
registrare un brano, ma finita questa registrazione durata un paio di
giorni, Ben aveva qualche giorno ancora libero, così abbiamo continuato
per qualche giorno ancora. Alla fine della settimana avevamo in mano un
album!”. Dopo gli ultimi album di tendenza pop melodico, Harper ha
riscoperto grazie a Blind Boys un’identità black che sembrava forse
aver un po’ tralasciato negli ultimi anni soprattutto in studio di
registrazione. Le undici tracce sono scritte interamente da Harper con
l’eccezione di una poco celebre cover di Bob Dylan e un paio di traditionals
gospel. Il cd si apre con Take My Hand: vivace e
intrigante brano introduttivo con tastiere, chitarra con wah wah,
percussioni e cori con cappella finale di uno dei Blind; è chiaro come
subito emerge la tensione evocativa che avvolgerà tutto l’album. Wicked
Man è più funky con sempre i Blind che durante il refrain fanno la
differenza elevando il brano. Impressionante l’impatto rock della
chitarra slide di Ben Harper. Notevole anche l’interpretazione vocale
di Harper piena di energia, ma anche di delicata dolcezza. Where
Could I Go, invece, è una ballata come quelle cantate per anni da
Aretha Franklin, Otis Redding e tutti i grandi della musica soul. Questo
tipo di brano è nelle corde interpretative di Ben Harper che con il suo
stile personale rende giustizia ad una atmosfera struggente e
malinconica. Con Church House Steps ritornano prepotentemente
in primo piano i Blind Boys che fanno di una traccia priva di qualsiasi
particolarità, un’energica invocazione gospel. Da sottolineare ancora
il lavoro di Harper alla slide e un arrangiamento scarno in cui emerge
il sempre coinvolgente sound dell’hammond. 11th Commandment è
una breve intro strumentale al brano successivo, in cui Harper è alle
prese con una chitarra dalle melodie misteriosamente arabeggianti.
Adesso eccoci, a nostro avviso al capolavoro dell’album, il cosiddetto
diamante della corona, Well, Well, Well, dove Gospel e Blues si
fondono in una poco nota cover di Dylan. La voce di Harper è seguita
dal ferro di un bottleneck suonato dallo stesso talentuoso artista
americano, il quale si incrocia in modo sublime ai profondi cori dei
Blind; il tutto avvolto da un’atmosfera cupa, ma affascinante, nella
quale è straordinario perdersi. Come non ricordarsi di celebri
interpretazioni dei più grandi maestri del Delta come Fred McDowell e
Son House. Picture Of Jesus è un classico gospel natalizio della
serie “volemoce bene” che trova una sua logica proprio nel seguire
l’inquietante brano precedente. Bellissimo il finale. Scorrendo le
tracce, troviamo Satisfied Mind: un classico country-folk in cui
passano in rassegna tutti i Blind ed è questa volta Harper che fa da
spalla ai soli di ognuno di loro. Nonostante gli schemi siano sempre
simili, niente dà la sensazione di essere scontato, la tensione non
viene assolutamente mai meno. Mother Pray è un traditional
gospel eseguito a cappella da Harper accompagnato dalle profondissime
voci dei nostri impressionanti vecchietti che lasciano i brividi sulla
pelle dell’ascoltatore. There Will Be A Light dà il nome
all’intero album ed è un’orecchiabile ballata soul sulla falsariga
di qualche brano precedente, rassicurante e piena di speranza. Questa
volta è la dolcezza che fa da protagonista nell’atmosfera della
canzone. Church On Time è l’ultima traccia che chiude questo
grande album, sicuramente candidato ad una valanga di premi. Questo
ultimo brano è un veloce Gospel che accellera progressivamente
fino ad arrivare al delirio finale che in tanti film abbiamo visto nelle
chiese Battiste e Metodiste del Sud degli Stati Uniti. Esaltante! |