|
Quello
che colpisce in tutti i lavori di Steve Ray Vaughan è l’energia, il
fuoco che avvolge le sue esecuzioni sia come chitarrista che come
cantante. Il grande talento si unisce alla grande passione ed emotività
e tutto questo emerge in ogni brano. Non fa eccezione
l’album uscito nel 1984 - Couldn’t Stand The Weather - che
rappresenta la consacrazione del giovane texano nell’olimpo dei grandi
del Blues. B.B.King asseriva che per suonare il Blues bisognava essere
neri due volte, ma quando suonava Vaughan questa differenza non
esisteva, perché Steve Ray era una vera e propria forza della natura
alla chitarra: istintivo, trascinante, a tratti mistico. Il cd si apre
con un brano strumentale, Scuttle Butting, ricco di fraseggi
velocissimi, prendendo ispirazione da un altro chitarrista texano,
Lonnie Mack, grande amico ed idolo di Stevie, al quale Vaughan dedica
appunto questa indimenticabile esecuzione. Si prosegue con Couldn’t
Stand the Weather, canzone che dà il nome al cd: un ritmato funky
in cui la Stratocaster di Vaughan trova pane per i suoi denti e la sua
voce riesce a mantenersi sul quel filo di intensità grazie al quale il
brano riesce a tenere sempre in tensione l’ascoltatore. Ogni brano
meriterebbe una descrizione dettagliata, ma ci vogliamo limitare a
segnalare le tracce di Voodoo Chile, cover del grande Hendrix e Stang’s Swang, brano di chiusura dall’atmosfera
jazz, dando così la dimostrazione dell’ampia capacità
esecutiva di questo genio della sei corde che troppo presto ci ha
lasciati, lasciando un vuoto artistico difficilmente colmabile. |