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MTV-Unplugged
ha rappresentato per Clapton un’ottima opportunità di registrare
materiale che aveva da sempre suonato fra le mura di casa, ma mai in
album ufficiali o concerti. Inoltre, è stata una tappa fondamentale
nella sua carriera: il gran riscontro avuto gli ha ridato slancio ed
entusiasmo dopo il periodo più difficile della sua vita con la morte
del figlio Conor. La band che lo accompagna è di primissimo ordine:
Nathan East al basso, Chuck Leavell (ex Almann Brothers) alle tastiere,
Steve Ferrone alla batteria, Ray Cooper alle percussioni ed Andy
Fairweather-Low alla chitarra ritmica, oltre alle due coriste. Lo show
si apre con un breve brano strumentale, intitolato Signe,
raffinata esecuzione per duo di chitarra, composto da Clapton come
antipasto di uno spettacolo dal ricchissimo repertorio. Clapton nella
scena dei brani attinge ad una serie di vecchi Blues degli anni ’30
che hanno caratterizzato le sue primissime esibizioni nei piccoli pub di
Londra: brani semplici, ma molto trascinanti nei loro arrangiamenti e
atmosfere di un America di altri tempi; fra questi una melodrammatica Nobody
Knows You When You’re Down and Out, per passare ad Alberta
e San Francisco Bay Blues. Sono presenti anche canzoni relativamente
recenti, direttamente dalla produzione Clapton: la dolce Tears in
Heaven
(composta per la colonna sonora del film Rush e dedicata al
figlio scomparso), Running on Faith (inevitabile in una
situazione acustica), Old Love, un’inedita jazzistica Layla
(secondo Clapton la vera sorpresa dell’album), tutte ricamate da soli
di chitarra magistrali in un continuo intrecciarsi con le melodie
provenienti dal piano di Chuck Leavell, il risultato è meraviglioso.
Nella lunga lista di esecuzioni balzano agli occhi due cover del grande
Robert Johnson, Walkin’Blues e Malted Milk.
L’esibizione si conclude con una giocosa e divertente Rollin’ and
Tumblin’. Bisogna ricordare che questo album procurò nel ’92 a
Clapton una serie impressionante di Grammy Awards. Si può trovare in
commercio anche la versione in videocassetta con interviste e un brano, Circus,
non incluso sul CD, poi inserito da Clapton alcuni anni
dopo nell’album Pilgrim.
“Fui
sorpreso dei premi, perché a dir poco lo consideravo un album grezzo.
Forse è stato un premio all’uomo più che all’artista e di questo
ringrazio tutti. La cosa importante è non prendersi troppo sul serio;
è sempre pericoloso”.
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