Me and Mr. Johnson

Dopo più di quaranta anni di carriera come uno dei migliori chitarristi rock-blues di tutti i tempi e con alle spalle una vita piena di grande gioie, ma anche di molti momenti di sofferenza, Eric Clapton ha deciso di fare i conti con l’ombra che si è sempre sentito addosso, quella del leggendario Robert Johnson – “Durante tutta la mia vita artistica, ogni volta che registravo un brano, mi sono sempre domandato cosa ne avrebbe pensato Robert Johnson”. Già in occasione dell’album live MTV Unplugged, Clapton aveva eseguito brani del mitico bluesman degli anni Trenta, in versione rigorosamente acustica: ricordiamo Malted Milk e Walking Blues; senza dimenticare la celebre Cross Road Blues, riarrangiata negli anni Sessanta con i Cream. Questa volta Clapton, però, aveva in mente un’altra cosa: non si trattava solo di celebrare un mito oppure di misurarsi con le esecuzioni di uno dei padri fondatori del Blues del Delta. Probabilmente, l’obiettivo di Clapton era sfidare se stesso a liberarsi da uno spasmotico senso di riverenza divenuto con gli anni una sorta di cieca idolatria verso una figura così misteriosa e leggendaria. “Me and Mr Johnson” rivela già nel suo titolo il desiderio di presentarsi come un duo, mai realizzatosi sui reali palcoscenici, ma probabilmente sempre esistito nella testa di Clapton. In questo album, Slowhand attinge a tutte le proprie risorse di bluesman per reinterpretare brani che nelle versioni originali sfiorano la magia per l’intensità delle interpretazioni e la completa libertà ritmica di un genio che si narrava avesse venduto l’anima al Diavolo per suonare la chitarra come nessuno prima di lui. Le tracce presenti nel cd sono 14 e completano i brani già eseguiti in passato da Clapton andando quasi ad esaurire l’intero repertorio di Robert Johnson. Non vi sono eccessivi personalismi negli arrangiamenti, ma una curata ricerca di un sound d’insieme che vada a cogliere lo spirito rurale del Delta arricchito da sonorità moderne piene di energia e vigore. Il risultato è veramente geniale, soprattutto in Me and the Devil, Stop Breaking Down Blues, Traveling Riverside Blues e Milkcow’s Calf Blues. Le atmosfere si alternano fra l’utilizzo di strumenti elettrici e acustici, con grande impiego dell’armonica che richiama costantemente al Mississipi e non mancano coinvolgenti cori in stile Gospel-Spiritual come in Last Fair Deal Gone Down e Come on in my Kitchen. Contrariamente alle precedenti registrazioni, Clapton fa un ampio uso del bottleneck, seguendo sempre l’obiettivo di far emergere l’intero suono creato dalla band, senza lasciarsi andare ad assoli di chitarra che romperebbero la delicata armonia. Vi sono anche arrangiamenti tradizionali del Blues cittadino come in Little Queen of Spades e Kind Hearted Woman Blues, due classici Slow Blues. Divertenti sono invece They’re Red Hot, If I Had Possession Over Judgement Day e 32-20 Blues in pieno stile Barrelhouse, con spirito juke-joints, ricordando musicisti come Big Bill Broonzy e Tampa Red. Un’attenzione particolare va riservata all’interpretazione vocale, dove Clapton dimostra di essere andato oltre ogni precedente performance: non solo conferma di appartenere al gota del blues di tutti i tempi dal punto di vista chitarristico, su cui penso nessuno al mondo possa non essere d’accordo, ma esce da questo lavoro come un vero bluesman completo, in grado di interpretare in modo personale ed efficace anche i blues più profondi come quelli di Robert Johnson. Una citazione a parte meritano Love in Vain e Hell Hound On My Trail che sono probabilmente i blues più evocativi dell’intero repertorio e che chiudono questo affascinante “Me and Mr Johnson”: vi era già una celebre e meravigliosa interpretazione di Love in Vain eseguita dai Rolling Stones; nonostante questo, Clapton ha voluto comunque presentare una sua versione che se da un lato non aggiunge niente di particolare da un punto di vista strumentale, dall’altro mostra un’interpretazione magistrale, degna della melodrammaticità del testo. Stessa cosa si può dire di Hell Hound On My Trail che chiude il cd e lascia l’ascoltatore in balia dello spirito di Robert Johnson. Certamente, questo lavoro può dividere nelle opinioni, perché Robert Johnson è un mostro sacro, ma chi altro sarebbe stato in grado di confrontarsi con questo mito? Clapton ha voluto affrontare questa avventura, una sfida che è stata soprattutto con se stesso, registrando brani che non aveva mai avuto il coraggio di suonare in 40 anni di carriera.

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