Come avvenne l’incontro con Son House?

Nel 1971 vivevo a Rochester, New York, e avevo appena finito di suonare con Joe Beard e Fred Palmer. Avevamo un trio acustico e suonavo una National in acciaio. Joe mi disse che dato che suonavo brani di Son House e Robert Johnson, sarebbe stato interessante per me incontrare Son House. Joe fissò un incontro a casa sua e ci ritrovammo per suonare, ma soprattutto per vedere suonare Son. Quando iniziò a cantare le finestre cominciarono a vibrare e mi tutto questo mi lasciò frastornato. Cominciai ad esercitarmi nei campi vicino casa mia per raggiungere quel tipo di intensità. Il modo in cui cantava dava la sensazione che la voce riempisse il cielo

In seguito ti sei trasferito a New Orleans, ma tutto presto ti scappò dalle mani. Cosa successe?

Fondamentalmente, non riuscivo a gestire la mia vita a New Orleans. Dopo il periodo di riabilitazione, I problemi continuavano a persistere e non c’era niente che potessi fare. Cercavo di allontanare certe persone dalla mia vita, ma me le ritrovavo sempre in casa. Così decisi di far trasferire i miei figli in un’altra città e subito dopo li seguì appena fu possibile. Non fu difficile uscire dal tunnel delle dipendenze, ma lasciare New Orleans, quello sì che fu duro.

Come definiresti il tuo stile?

Già da molto giovani decisi che era inutile suonare come gli altri chitarristi, perchè non ci riuscivo, era perfettamente inutile. Così ho sviluppato un mio modo di suonare.

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