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John
Lee Hooker: “Il Mississipi ha prodotto i migliori Bluesmen di
tutti i tempi, se ne è discusso milioni di volte del perché e
sinceramente non saprei cosa rispondere. Muddy Waters, Jimmy Reed,
Arthur Crudup, Robert Nighthawk, tutti grandi, ma nessuno suona nel mio
stesso stile. In tanti ci hanno provato, ma nessuno c’è mai andato
vicino. Molti cantanti cantano in modo molto simile ed una volta
ascoltato uno, li hai già ascoltati tutti. Io sono diverso, perché?
Non te lo saprei proprio dire”. “Cominciai
a suonare e cantare all’età di 13 anni. Praticamente eseguivo solo
spirituals e brani Gospel. Questo andò avanti per molti anni, poi mi
convertii al Blues. Gli Spirituals e i Blues sono figli della stessa
madre, sono intrecciati in maniera indistinguibile. Ho scelto di suonare
Blues, perché riuscivo meglio a raccontare le mie storie e la storia
delle persone che mi circondavano; storie di prove e tribolazioni e il
Blues riesce a raccontarle in modo unico”. “E’ triste vedere in quale stato è il mondo oggi. Non possiamo fare altro che pregare e sperare che la gente impari a convivere in pace ed armonia così come ci ha insegnato Dio”. “Suono
la chitarra nello stesso modo in cui mi insegnò il mio patrigno
moltissimi anni fa quando ero un bambino. Mi diceva sempre: “ Non
seguire le melodie, non seguire gli accordi, ascolta quello che ti
suggerisce il cuore. Ascoltalo con attenzione ed avrai bisogno solo di
darti il tempo con il piede. Vedrai che le parole e la musica usciranno
da sole”. “Tante volte mi hanno chiesto in passato di suonare il Rock and Roll, ma ho sempre rifiutato, perché non posso suonare altro che quello che sono……. il Blues”.
Taj
Mahal: “John Lee Hooker è come un faro. In tutte le più grandi
bufere, lui ha mantenuto accesa sempre e comunque la sua luce”. John
Hammond: “ Nel 1948 Hooker registrò l’album “Walking The
Blues” senza nessun musicista, solamente lui con la sua chitarra.
Fantastico!” Musselwhite:
“John è il re del Boogie. Questo è certo” B.B.King:
“Siamo amici da tempo immemorabile. John Lee è una vera istituzione,
quando lui già suonava io ero ancora chinato nei campi a raccogliere
cotone e insieme abbiamo contribuito molto all’affermazione del Blues.
Quando arrivai a Memphis lui stava già incidendo da tempo. Il fatto è
che quando penso a John Lee, penso all’amico e non al Bluesman; voglio
dire che è uno di noi, con la musica del Delta nel sangue. Uno che
suonava il Blues in un certo modo all’inizio degli anni ’50 e
continua a farlo oggi, mezzo secolo dopo, sempre identico a sé stesso.
Pochi altri hanno saputo mantenersi integri sotto tale aspetto. Quando
Hooker inizia a suonare non c’è bisogno che si presenti: una nota ed
è come se dicesse “eccomi, sono John Lee Hooker”; voglio dire che
certi personaggi li riconosci ad occhi chiusi, un marchio di
fabbrica.” Carlos Santana: “Nel sound di John Lee Hooker il diavolo e Dio suonano insieme. Negli Stati Uniti ci sono certi posti dove la gente non vuole ascoltare musica piena di fronzoli e decorazioni, vuole l’essenziale. Lì, Hooker è il Re assoluto. Tutti noi della generazione degli anni 60 abbiamo ereditato qualcosa dalla generazione dei grandi Bluesman. Guarda Van Morrison, il suo modo di cantare è grande, ma il marchio di John Lee è innegabile. Lui insieme ad altri sono le radici, noi i rami e le foglie”.
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