Albert Collins nasce il primo Ottobre del 1932 a Leona, Texas. La sua famiglia si trasferisce a Houston pochi anni dopo. Collins all’età di sette anni comincia a prendere lezioni di pianoforte avendo come suo idolo da seguire il grande pianista blues Jimmy McGriff. Ma verso i diciotto anni si dedica esclusivamente alla chitarra ed inizia a girare i vari locali di Houston per ascoltare gente come Clarence Gatemouth Brown, John Lee Hooker, T-Bone Walker e Lightinin’ Hopkins, fra l’altro, quest’ultimo suo cugino. Già a metà degli anni ’50 anche Albert Colins appartiene al numeroso gruppo di musicisti che esibivano la sera nei vari club della grande città del Texas. La sua band, composta da dieci elementi, si chiama The Rhythm Rockers e nel 1958  registrano un brano per l’etichetta Kangaroo, The Freeze. A questo singolo seguirono una serie di brani strumentali caratterizzati da titoli atipici che miravano a catturare l’attenzione del pubblico, ad esempio, Sno-Cone, Icy Blue, oppure Don’t Lose Your Cool. Questa serie di successi portò a Collins ad avere un discreto seguito anche seppur ancora a livello regionale. Ma il grande colpo lo fece con il brano Frosty nel 1962 con un milione di copie vendute. Frosty è rimasto negli anni il cavallo di battaglia del suo repertorio, anche a distanza di trenta anni. L’aggressivo effetto percussivo del suo stile nel suonare la chitarra è divenuto il marchio di fabbricazione in cui la mano destra sollleva letteralmente le corde facendole risuonare selvaggiamente. Più di una volta Jimi Hendrix ha dichiarato la sua grande ammirazione verso Albert Collins e la grande influenza musicale che quest’ultimo esercitava sul mancino di Seattle. Per tutti gli anni ’60 Collins continua  ad essere sia musicista, esibendosi in piccoli tour oppure in concerti nel fine settimana, sia un normale lavoratore per poter contare su un reddito sicuro. Ma nel 1968, Bob Hite, membro della band rock-blues Canned Heat, vuole scommettere su Albert Collins e i suoi The Icebreakers e gli propone di andare in tour con il gruppo The Allman Brothers come special guest. L’offerta viene accettata e da quel giorno il chitarrista texano è stato permanentemente on the road, in giro accompagnato dai suoi musicisti. Sicuramente, da un punto di vista discografico, la svolta nella carriera di Collins avviene nel 1977, quando firma un contratto con l’etichetta di Chicago, Alligator Records: registra ben sei album che hanno un successo straordinario, Ice Pickin’ (1978), Live in Japan, Don’t Lose Your Cool, Frozen Alive, Frostbite e Ice Pickin’ (1986). Siamo all’inizio degli anni ’80 e l’interesse verso musicisti come Steve Ray Vaughan, Robert Cray, The Fabulous Thunderbirds e lo stesso Albert Collins risveglia una nuova primavera per tutto il movimento Blues, messo da parte negli anni ’70 dall’arrivo dell’ondata rock, vedi, Led Zeppelin, Deep Purple, Pink Floyd, ACDC e dall’esplosione della Funky music negli Stati Uniti. Questo secondo Blues revival, dopo quello molto più consistente di venti anni prima, rilancia la carriera di Albert Collins che firma un nuovo contratto discografico con la Pointblank Records proiettandolo negli anni ‘90 come tra i migliori musicisti blues del mondo nel pieno della sua integrità musicale. Purtroppo, la strada di Collins non proseguirà ancora per molto: dopo un concerto in Svizzera alla fine di Luglio nel 1993, Albert Collins si sente male ed è costretto a tornare negli Stati Uniti annullando alcune date europee. Una volta tornato a casa, i medici gli diagnosticano un tumore al fegato, ormai in stato avanzato. In altre parole, gli rimanevano quattro mesi di vita! Il colpo fu tremendo. Quando Albert tornò ad esibirsi per gli ultimi due concerti in Peoria e Rockford in Illinois, egli sapeva che stava morendo. Di quei giorni, Dick Shurman (produttore) ricorda: “Pochi minuti prima del concerto di Peoria mi disse - Mi sento come se fossi condannato alla sedia elettrica – poi salì sul palco e dette il meglio di sé, fu commovente vederlo divertirsi sul palco”. Durante la malattia Collins esprimeva sempre pensieri positivi, di solidarietà verso il prossimo, lontano dal commiserarsi e chiudersi nel suo dolore, ringraziando Dio per il talento che gli aveva donato di trasmettere sentimenti e condividere emozioni  con la gente attraverso la musica. John Boncimino, suo produttore, era con lui negli ultimi giorni di vita: “Andai a trovarlo a casa a Las Vegas pochi giorni prima che morisse; era lì a suonare la sua Telecaster in camera con un piccolo amplificatore, i suoi occhi erano pieni di gioia e serenità”. Collins è stato uno dei più grandi innovatori nel blues, ha creato un sound che nessuno mai è riuscito ad avvicinare. Il 24 Settembre, 1993, Albert Collins muore a Las Vegas all’età di 61 anni. 

Era solito salutare il pubblico con queste parole alla fine di ogni concerto: “Thank you for accepting me.” Albert Collins, un grande uomo, un grande blues man.

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