Ray Charles

“Quando avevo solo tre anni, ero sempre pronto a perdermi dentro alle note che uscivano da una canzone. C’era una bravissima persona all’epoca, Wylie Pitman che per primo mi incoraggiò a suonare il pianoforte e tutte le volte che lo vedevo suonare, mi mettevo accanto a lui e cercavo di suonare qualcosa anch’io. All’età di cinque anni mi accadde la prima tragedia della mia vita: mentre giocavo con mio fratello, lo vidi cadere dentro ad un fosso, corsi a chiamare mia madre, ma non riuscimmo a salvarlo. Era brillante e vivace, ricordo benissimo quei momenti, fu davvero un trauma per me. Dopo poco quel fatto cominciai a perdere la vista a causa di un glaucoma: mia madre cercava di tenermi lontano dalla luce, ma a sette anni avevo già perso completamente la vista. Così, andai alla St. Augustine, una scuola per ragazzi ciechi.Come studente eseguivo della musica scritta da qualcun altro, ma nella mia testa c’era già l’idea di arrangiare e scrivere i miei brani e quando sentì per la prima volta all’età di 12 anni qualcuno che eseguiva la mia musica fu uno dei momenti più eccitanti della mia vita. Non avevo più di 15 anni, quando mia madre morì e fu un’altro periodo molto buio per me, in quel momento mi sentì veramente solo e proiettato in un altro mondo. Da quel momento, pensai che avrei dovuto fare quello che mia madre si sarebbe aspettata da me, così le due grandi tragedie della mia vita, divennero stranamente un momento straordinariamente positivo, perché mi dettero una grande determinazione nel fare ciò che desiderava fare. Ero totalmente innamorato della musica di Nat King Cole. Era una costante di tutte le mie giornate dalla mattina alla sera. Io volevo essere come lui, perché suonava il piano, cantava in modo che mi mandava in estasi. Lui era il mio idolo. Mi esercitavo giorno e notte per sembrare Nat King Cole e ci riuscì efficacemente. Una mattina mi alzai e sentì come una voce che mi domandava: “Dove è Ray Charles? Chi conosce il tuo nome? Tutti diranno che sembri Nat King Cole, ma chi conoscerà il tuo nome?”. Così capii che dovevo smettere di imitare Cole e cercare un mio stile, ma ero impaurito, perché lavoravo grazie al fatto di sembrare Nat. Finalmente, mi decisi e dedicai un periodo a cantare come mi sentivo dentro senza guardare a nessuno.Gli anni trascorsi in Florida furono divertenti e utili all’inizio, ma non si lavorava molto, non c’erano molti club, così mi stancai di rimanere lì senza vedere una strada dove proseguire la mia carriera. Avevo un po’ paura di una grande città come Chicago o New York, così chiesi ad un amico qual’era la città più lontana alla Florida e lui mi rispose Seattle. Misi da parte 500 dollari e mi trasferì a Seattle dove misi su per la prima volta in vita mia la mia band e qualcuno là si accorse di me”.

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