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Il Blues era un po’ la musica del diavolo. Noi cantavamo in chiesa e non ci era permesso ascoltare altro. Soprattutto alla sera. Ma c’era sempre qualcuno un po’ controcorrente, che sfidava le regole: io ero uno di quelli. Ascoltavo qualsiasi cosa, bastava fosse forte. Così, oltrre che cantare con gli Elkhorn Singers, frequentavo i primi blues. A:
Come è arrivato alla chitarra? In primo luogo, la chiesa. Infatti, il predicatore si accompagnava ai canti con
la chitarra; era una consuetudine e divenne una presenza fissa. Poi, nella casa
di ogni famiglia del ceto medio c’erano una chitarra e un’armonica, era
normale possederne una, mentre più raro trovarci un sax o una tromba o una
tastiera. Il piano era il sogno proibito, alcuni di noi si offrivano di pulire
gratis la chiesa pur di ascoltare il prete suonarlo. A:
Sa suonare altri strumenti? Ultimamente, il suo stile sembra cambiato. Me la cavo con il clarinetto, conosco qualche scala di violino, mentre mi arrangio al piano e al basso. Rimangono la batteria e l’armonica: di tanto in tanto frequento anche loro. Suono diversamente, oggi? Meno male! Studio lo strumento e metto in pratica ciò che imparo, ci mancherebbe altro! A volte mi rimprovano di suonare diversamente lo stesso brano. Ma io non voglio suonarlo uguale a ieri. Sarebbe noioso e monotono. A:
Molti ritengono “Live At The Regal” il suo album migliore. Ne ho incisi ben 74, dunque mi è un po’ difficile scegliere. Comunque la sera
del Regal è stata davvero particolare, una di quelle perfette combinazioni
astrali che capitano poche volte nella vita. A:
Si occupa personalmente degli aspetti tecnici della sua chitarra, Lucille? Non sono proprio un tecnico della chitarra, piuttosto una sorta di pilota
d’aereo: non conosce molto del motore ma sa farlo volare ed è ciò che più
conta. Così non mi interesso granchè di circuiti e amplificatori, mi basta
saper suonare; quando si presenta qualche problema spedisco tutto alla Gibson.
Per quanto concerne le corde, invece, le cambio personalmente. Sempre. E’ una
questione mia e di Lucille: non vogliamo nessuno in mezzo!(ride) Riesco a farlo
anche mentre suono, basta che sia uno slow Blues in 24 battute! A: Ci può raccontare la sua tipica giornata "on the road"? Mi alzo solitamente verso le cinque del mattino per preparare le cose da caricare sull'autobus che ci porterà alla città del concerto e partiamo subito dopo. Una volta arrivati pranziamo e me ne vado a letto; mi sveglio, una doccia e vado a lavorare. Così per quasi ormai 50 anni!!!! A: Quanti concerti all'anno riuscite a programmare? Negli anni passati siamo arrivati a suonare in media in circa 300 concerti, ma ultimamente abbiamo ridotto a 250. A: Dopo 50 anni come fà ha mantenere alte le motivazioni? Innanzitutto mi piace suonare, anzi adoro suonare. Poi, da sempre i musicisti Blues, per varie ragioni, hanno avuto problemi economici, sono sempre stati trattati come una sottoclasse nell'ambito musicale. In questo momento il Blues è così popolare come mai nel passato, questo grazie a grandi musicisti come Robert Cray, Gatemouth Brown, Steve Ray Vaughan, Albert Collins, Albert King, Bobby Bland, Johnny Copeland e molti altri. Anch'io ho dato il mio modesto contributo ed ora che ho la possibilità di avere la migliore band, la migliore organizzazione, il miglior manager, suonare in giro per il mondo serve non solo a promuovere i miei dischi, ma anche aiutare gli altri che mi seguiranno in seguito. Porterò la bandiera finchè ne avrò le forze, dopo ci saranno altri che proseguiranno e sarò felice di lasciare un'importante eredità musicale. A: Pensa mai di ritirarsi dalle scene, dopotutto questi tour mondiali sono molto estenuanti? Ancora mi diverto come un matto. Perchè dovrei pensare di andare in pensione? Oltre che ad invecchiare, penso di avere, grazie alla mia meravigliosa band, molto da offrire. No! Il mio posto è ancora sul palco, notte dopo notte. A: Quando pensa sia stato artisticamente il suo apice? Certo, quando ero giovane avevo forse un'energia maggiore, mi ritenevo un ottimo bluesman, poi in seguito ascoltai chitarristi come Django Reinhart, Charlie Christian, T-Bone Walker, Lonnie Johnson e capii che non suonavo così bene come loro, allora cominciai ad ascoltare gli altri, a studiare con maggiore intensità, perchè quando affidi il proprio destino nelle mani del pubblico che ti ascolta, non conta quello che tu pensi di te stesso, bensì solo il giudizio dei tuoi fans. A: Negli anni, come è cambiata la soddisfazione che trae dal suonare? Sapere che domani ho da mangiare, una stanza dove dormire, ho soldi a sufficienza per pagare la mia band; questo mi procura una grande soddisfazione. A: Pensa che il suo stile chitarristico sia in continua evoluzione? Ascolto molta musica, di ieri e di oggi. Non finisco mai di emozionarmi ascoltando un disco di Reinhart, T-Bone, Lonnie Johnson. C'è sempre qualcosa che ti è sfuggito l'ultima volta che li hai ascoltati; mi esercito moltissimo, perchè so che non finirò mai di imparare. La musica sarà sempre come un genitore per me che seppure passano gli anni e non sei più un bambino, ha sempre il diritto di tirarti le orecchie!!! Io conosco i miei limiti con la chitarra e con la voce, Dio mio se li conosco; per questo continuo a studiare ogni giorno. Incontro la gente che si congratula con me, dice che B.B.King è un grande, mi consegna onoreficienze e premi; io la ringrazio, poi vado a casa, prendo la mia chitarra e comincio a studiare. A: Ascolta mai dei suoi album quando è a casa? Sì... qualche volta... solo per errore!!! A: Si considera una persona molto religiosa? Non sono certo un fanatico, ma mi considero una persona credente. Quando vedo le nuvole viaggiare nel cielo, il sole sorgere la mattina, le piante crescere, gli uomini creare cose meravigliose, allora penso che esista un Potere Superiore che è in grado di far funzionare tutto questo. Se essere religioso significa avere rispetto del prossimo ed amarlo come te stesso, allora sì, sono un uomo molto religioso. A: Se non avesse fatto il Bluesman, quale altro lavoro avrebbe voluto fare? Mah, non ho idea. Mi piaceva fare il disc-jockey alla radio. Probabilmente avrei continuato a lavorare nelle piantagioni, perchè adoravo guidare il trattore, vivere circondato dalla natura oppure avrei fatto l'autista di autobus. Anzi, forse il camionista. A: Quale è stato il momento "magico" della sua carriera? Forse incontrare per la prima volta il Presidente degli Stati Uniti. Fu un momento molto emozionante: per un ragazzo del Mississipi, incontrare il Presidente degli Stati Uniti significa qualcosa di speciale. Poi, un altro grande momento è stato il giorno che incontrai il Papa in Vaticano. Ero emozionatissimo, sapevo di essere di fronte all'uomo più vicino a Dio. A: Oltre ad essere il Bluesman più famoso al mondo, lei è anche una sorta di icona culturale per gli afro-americani. Prima o poi la onoreficeranno con un francobollo che ritrarrà la sua effige.... No, grazie od almeno non mi sento ancora pronto (scoppia in una risata); i francobolli li dedicano a chi è già morto da una decina di anni!!! A: Molte volte ha manifestato una sorta di frustrazione verso il rifiuto delle nuove generazioni di colore verso il Blues e il Jazz. Questi sono stati completamente sostituiti dal Rap che in fondo riprende nel suo parlato ritmato molte caratteristiche del Blues. Il problema è che non si fa conoscere alle nuove generazioni i grandi compositori come Duke Ellington, Miles Davis, Benny Goodman, figuriamoci quante chance possiamo avere noi rappresentanti del Blues. In fondo, quante stazioni radio trasmettano Blues oggi negli Stai Uniti? Forse una trentina, di cui alcune riservano ristretti spazi giornalieri. Il rap è la musica di oggi, quello che era il boogie negli anni '40, il rock and roll negli anni '50. Ci sono molti rapper dotati di grande talento ed è giusto che sia il loro momento ora, ma non si può dimenticare tutto il resto. A: Ripercorrendo la sua vita cosa cambierebbe? Vorrei non vivere in una società dove è presente la segregazione razziale, finirei le scuole superiori e se possibile mi iscriverei all'università. Studierei molto di più musica e cercherei di dedicarmi al computer; inoltre non mi sposerei fino a 40 anni!!!! A: Parliamo un pò della sua ultima collaborazione con Eric Clapton in "Riding with the King". Ha qualche anedotto da raccontarci? Veramente no. Posso solo dire che Eric non solo è una persona molto gentile, ma anche il miglior chitarrista di Rock and Roll del mondo. Ha un talento eccezionale, può suonare tutto ciò che vuole a grandissimi livelli. Il Blues, lo suona molto meglio di molti musicisti del Mississipi. In sala di registrazione è molto professionale, mentre io non mi stanco mai di scherzare. Ci siamo trovati benissimo fin dall'inizio a suonare insieme. A: Quando vi siete incontrati per la prima volta? Mi sembra fosse il 1967. Era la prima volta che veniva negli Stati Uniti e ci incontrammo al "Cafe au go-go" a New York. Era una specie di Jam session, con noi c'erano altri musicisti tra cui Jimi Hendrix e Al Kooper. A: Siete sempre rimasti in contatto durante questi anni? Naturalmente non sempre. Eric ha fatto tantissime cose in questi anni, molte delle quali mi hanno anche aiutato in qualche modo nella mia carriera. Posso dire che è stato sicuramente un grande amico. A: Che ruolo avrà secondo lei il Blues nel nuovo millennio? Il
Blues è sopravvissuto a mille vicissitudini e mode per oltre un secolo ed oggi
è diffuso in tutto il mondo come mai in passato. Perchè non dovrebbe
continuare a vivere anche nel nuovo millennio??!!
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