statistiche accessi intervista Fabio Treves

 

Qual’e’ la principale differenza a livello musicale che senti fra gli anni in cui iniziasti a vivere con/per la musica e la situazione di oggi?

Un abisso per la vastità di offerte di generi musicali, internet, i negozi di dischi, la globalizzazione, la strumentazione, senz’altro anche l’approccio alla musica e la preparazione offerta dalle tante scuole di musica..Gli anni 60, i favolosi sixties, erano anni per i pionieri, quelli che come me andavano in Germania per comperare l’ultimo vinile dei CREAM…

Cosa manca alla attuale scena Blues italiana per fare un ulteriore passo in avanti verso una maggiore professionalita’ e creativita’?

Umiltà, professionalità, grinta, meno provincialismo, più attenzione da parte dei media, più eventi sui 12 mesi dell’anno…Però già abbiamo fatto passi enormi se si pensa ai tanti artisti italiani che hanno collaborato con artisti stranieri(TBB,Ciotti,Tolo Marton,Paolo Bonfanti,Rudy Rotta,Guitar Ray,Gnola Blues Band,Rico Blues Combo,Chicken Mambo……solo per citarne alcuni!)

Molti gestori giustificano la mancanza di una scarsa programmazione invernale live perche’in Italia la musica comporta per i locali troppi costi fra tasse, permessi, controlli, attrezzatura, cachet etc. Ti senti di condividere questa opinione o ce altro?

In parte sì, ma spesso i gestori seguono la moda,vogliono tanta gente a prescindere dalla qualità dell’offerta musicale..Il risultato è che nel BLUES si faceva , si fa e si farà sempre fatica ..Ed io aggiungo per fortuna, perché questo “problema storico/sociale/normativo” crea una selezione naturale…Durano i più tosti, aimè o per fortuna il Blues è sofferenzae sudore,anche per chi vuole solo suonarlo e basta…

Il Blues, come ogni genere musicale, da sempre ha trovato nel music business un veicolo attraverso il quale farsi conoscere al grande pubblico. Non e’ proprio la mancanza in Italia di una mentalita’del business che impedisce un serio sviluppo della musica nel nostro Paese?

Non so ,ma credo che la domanda non necessariamente debba avere una risposta..Io non mi lamento se vendo pochi Cd, perché credo che ognuno sia in grado di scegliere la sua strada..Per me il successo non si misura per i Cd venduti, ma per come ti poni rispetto proprio al “business”di cui sopra, cosa fai per la diffusione di questa “musica”, che tipo di concerto fai, come ti comporti con la gente e gli amici del Blues…Non mi importa se Zucchero è miliardario e fa o non fa il Blues, e non mi importa andare a fare lo scemo in playback in TV..Mi interessa tantissimo il giudizio della gente che ha assistito ad un concerto della TBB, mi interessano i giudizi dei tanti giovani che mi scrivono al sito..Faccio i concerti, mi pago la realizzazione del Cd, me lo vendo, tutto qui come ho visto fare ,tra l’altro, a tanti bluesmen di passaggio in Italia, molto più bravi e famosi di me…Detto questo sono contento che non ci siano grandi mentalità “business” nel Blues..sarebbe l’inizio della moda blues, un vero disastro…

Ti ricordi quale e’stato il momento che hai ascoltato un brano blues per la prima volta?

Avrò avuto 6/7 anni, ed era un traditional Blues dell’orchestra di Jelly Roll Morton..

Dalla fotogallery del tuo sito ci sono “un paio” di personaggi niente male che hai avuto la fortuna di vedere Live. Mi puoi dare un aggettivo ricordandoti di personaggi come Jimi Hendrix, Mike Bloomfield, Albert King ed Eric Clapton e chi fra questi, per qualsiasi ragione, ti ha colpito di piu’?

Per la forte emozione, obviously, il mancino di Seattle…Ero un adolescente pazzo per il Blues,ma anche il Rock e la psichedelica…arrivò qui a Milano e fu subito leggenda,avrei bisogno di ore per riuscire a raccontare quel pomeriggio del maggio 68 al Piper di Milano…con Bloomfield scattò subito un bel feeling e sono orgoglioso di aver suonato con lui, sul palco ed inciso un disco LIVE,Clapton è Clapton, per sempre, un signore del Blues…salvato dalla sua grande passione per questa musica…era scivolato in basso..si è ancorato al Blues ed ha rivisto il mondo con una diversa luce..

Qualche nome di bluesmen (italiani e non) attualmente non molto conosciuti, ma che secondo te stanno facendo della gran bella musica.

Davide Speranza ,Marco Pandolfi, Francesco Piu, i Lowdown Fellows…ogni regione ha giovani musicisti che hanno saputo raccogliere il “vessillo” del Blues